Arte Impropria

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Milano 15/16 Novembre 2003

The party, by Airone

Milano, ore 19:00 – 15 Novembre: c’è parecchia gente davanti alla Galleria Meravigli. Non so se le foto rendano appieno l’idea, perchè le ho scattate un’ora dopo.

Do un’occhiata in giro mentre aspetto che arrivi l’intrepido MastroK: a giudicare dai vestiti, artisti di strada se ne vedono pochini. Predominanza di giacche e scollature: e questo non è necessariamente un male, e poi diciamocelo, è anche l’ora dell’aperitivo e questa sembra una situazione abbastanza trendy…

Visto che ormai ve lo potete aspettare, ebbene si, mi muovo lesto e faccio subito un check up al catering e alle signorine; hey, qui c’è la mano di professionisti: prima scelta in un senso e nell’altro. Anzi, ora che me ne rendo conto tutto in giro sembra curato alla grande.

Quindi alzo gli occhi e cerco di capirci qualcosa: su entrambi i lati e per tutta la lunghezza della Galleria (che è una Galleria vera e propria, non nel senso di Galleria d’Arte), 2 enormi tele dominano ogni cosa. Devo dire che la prima impressione è di un impatto visivo non indifferente, non è una specie di “mega-pezzo”, ma più un’enorme, fittissimo collage di… di che cosa?

Su questo sto ancora riflettendo.

Ho visto cretività differenti: gli stencil di Bo130, gli scarafaggi colorati, l’ormai celebre balcone di Santo e parecchie altre cose, gli artisti rappresentati sono tanti:
Bo130, Microbo, 2501, Santo, Mork, Abbominevole, Plank, The london police, Ozmo, Pao, alcuni tra questi.

Ad un certo punto, intorno alle 19 e 30, la situazione si riscalda: Dumbo e qualche amico si presentano mascherati da Zorro, con un adesivone sulla schiena e iniziano a distribuire volantini di “protesta”.

Tensione, ma nessuna scintilla in più… tutto si è risolto in modo veramente civile (da entrambe le parti). Hey, qui mi diventate tutti troppo buoni… ai miei tempi ci sarebbero stati occhi neri per settimane.

Che dire? L’intervento di Dumbo è stato provvidenziale. Finalmente tutti smettono di mangiare e cercano di cacciare fuori lo straccio di un’idea personale su ciò che stanno guardando.

Perciò vi dirò la mia: la mostra era OK. I ragazzi che vi hanno partecipato hanno avuto un’opportunità, non se la sono lasciata sfuggire e si sono impegnati sul serio. Chi avrebbe fatto differentemente?
Le tele erano colorate e alcune cose interessanti… ma erano anche un’insalata troppo mista, un’orchestra senza direttore. E dal significato poco chiaro se non dal punto di vista tecnico-pittorico.

Street-art può voler dire tutto ed il contrario di tutto, a differenza del writing che è una scienza. Ed è vero, per questo non la si può far dipendere dalle stesse “regole”. Ma una cosa la dice il suo nome: arte di strada. Per cui se così viene sbandierata, ad una mostra di questo genere mi aspetto di vedere rappresentanti degni di questa strada: non basta fare uno stencil o uno sticker.

E visto che mi reputo osservatore premuroso, cose di Plank, Microbo e altri a Milano ne vedo oggettivamente poche, anzi pochissime (nulla contro di loro, questo non toglie che possano essere dei geni dell’arte). E mi chiedo: forse Dumbo non doveva essere il primo di cui richiedere la partecipazione? Perchè non è stato invitato? Qualcuno obbietta che le cose di Dumbo sono già viste: comunque non di più della metà di coloro che esponevano.

Non mi sono piaciuti i termini utilizzati per la mostra: arte impropria vuol dire arte che non è arte. Questo complica tutto e getta discredito sul lavoro di gente che ci crede veramente.

Poi POSTGRAFFITI: scusate se lo scrivo grande, ma continuo a sentirlo in giro e mi fa incazzare supremamente. Mi urta nelle ossa, veramente. Ma cosa vuol dire?!? I graffiti sono morti e ora ci ritroviamo con la street-art?

Tuttavia l’intervento dell’ottimo Dumbo (comunque spiritoso ed educato), non fosse stato che per aver fatto riflettere qualche testa di legno, non mi trova concorde: innanzitutto dubito che se l’offerta fosse stata fatta anche a lui (e se la meritava primo tra tutti) l’avrebbe declinata.

Poi c’è la questione del “copiare”: il testo del flyer e quello dell’adesivo fanno soprattutto leva su questo. Bene, se io dovessi manifestare ogni volta che vedo writer inetti e copioni dipingere un muro, un treno, esporre delle tele… sarei sempre in strada a distribuire volantini. Vorrei che la gente si attaccasse un poster sulla schiena con “we prefer the real one” tutti i santi giorni dell’anno, chissà che l’idea gli entri in testa.

Il testo del flyer distribuito

ATTENZIONE!!!!

Ci troviamo di fronte al solito caso di organizzatore incompetente ed ignorante in materia. Siamo di fronte al solito minestrone milanese messo in piedi da chi ha fiutato il business “STREET ART”. Gente appartenente a quel mondo dell’arte che magari si è prodigata fino a ieri per condannare il “vandalismo dei graffitari”. Parliamo per conoscenza, alcuni di noi hanno avuto contatti diretti con la gente in questione (qual’è oggi il trend prescelto???)

Risultato?? L’ennesima accozzaglia che danneggia sia chi partecipa (non si dice si a tutti senza porre condizioni e senza spiegare; così l’avranno sempre vinta loro!!!!) sia chi non partecipa e di tutto ciò ha fatto una scelta di vita (per alcuni la strada non è un plus…)

Pensiamo che sarebbe ora che chi è veramente interessato a investire nell’arte di strada vada a vedere realmente cos’è; si informi su chi in strada c’è; dia a questa realtà la giusta dignità. Perchè contattare l’amico dell’amico del figlio che ha attaccato due sticker è sintomo d’ ignoranza e superficialità!

Purtroppo c’è chi su questa situazione ci marcia. E QUESTO E’ IL PUNTO, LA COSA PIU’ GRAVE. Crearsi i contatti e gestirseli può essere anche positivo, ma non in questo modo… Parliamoci chiaro, qua c’è gente che pretende di gestire, organizzare, selezionare, invitando gli amici e tenendo fuori chi realmente da un contributo a tutto ciò (paura del confronto??, invidia?? malafede???) e badate bene che questa gente in strada praticamente non esiste. N.B.:QUESTO DISCORSO NON VALE PER TUTTI QUELLI CHE ESPONGONO, QUI C’E’ GENTE CHE IN STRADA ESISTE ECCOME ED ANCHE DA SVARIATO TEMPO. Magari solo un po’ di superficialità nell’ accettare l’invito dell’amico…

Dicevamo, gente che in strada praticamente non esiste… già, perchè non basta scopiazzare artisti internazionali (space invader, banksy, zeus, akay, etc etc, vero ragazzi??); non è corretto definirsi a seconda delle situazioni writers, grafici, street artists etc; non è coerente sbandierare in strada il proprio ideale (scorpioni nike schiacciati) e poi correre a braccia aperte dal primo creativo nike che ti contatta.
Intendiamoci, ben venga chi mette i soldi; ma a questa gente non va regalato niente, vanno dette le cose come stanno e devono capire il valore di tutto ciò.

Altrimenti una volta sfruttato il fenomeno (e male come sempre) andiamo tutti a casa. E per chi su questo ha investito tanto, non è bello: teniamo gli occhi aperti se no finisce tutto.

QUESTA MOSTRA E’ UNA FARSA

“Arteimpropria” è stata una idea di un importante gallerista, di un prof di Brera, con il supporto di una giovane agenzia di comunicazione e degli scenografi della Scala di Milano.

Il progetto è stato possibile grazie allo sforzo sovrumano di tutti chi ha messo soldi di tasca sua, chi ha messo gli spazi, chi ha messo la propria professionalità e il proprio tempo, etc.. Tristan Manco ha dato il suo totale supporto senza battere ciglio gli unici “sponsor” sono stati Winsor and Newton e Lefranc&Bourgeois le famose case di colori che hanno regalato i colori, pennelli etc., e Alberta Ferretti che ci ha permesso di lavorare nel suo immenso studio senza chiederci un penny tutti + i 17 artisti hanno lavorato gratis.

L’intento del progetto è quello di far conoscere al pubblico un nuovo aspetto dell’arte da strada quello che viene chiamato street art, urban art, post graffiti e altri trenta modi orribili di eticcare il fenomeno e vuole sottolineare la collaborazione tra artisti di vario background e varie nazionalità all’insegna dello scambio e della crescita e dello sdoganamento del fenomeno da vandalismo a forma d’arte e comunicazione

Un “fenomeno” che tocca in vari modi il writing hip hop, alcuni dei rappresentanti di questo chiamiamolo “movimento” hanno le loro radici nel writing, ma che in realtà dal writing si diversifica per vari e sostanziali motivi primo di tutti la competizione; tutti noi abbiamo eliminato la competizione e il concetto di “king”, siamo tutti allo stesso livello! tutti hanno da imparare e insegnare – the king must die! – noi siamo il popolo!!

…Poi, un aspetto unico di questo nuovo “movimento” è l’unione tutti ci si aiuta e ci si supporta seppur con idee e approcci diversi su come agire in strada si è creata una rete di persone sparse in tutta il mondo basata sul rispetto e sulla voglia di comunicare senza i vincoli imposti dal sistema… la strada come galleria.

Non solo, il progetto vuole far conoscere anche il mondo trasversale legato alla strada difatti si è voluto invitare Pete Fowler, Will Barras e Mr Jago, artisti che in strada iniziano adesso ma al tempo stesso ne fanno parte integralmente sia come immaginario, sia come influenze e sopratutto come apporto positivo al fenomeno.

Un altro aspetto positivo e unico è che oggi finalmente, artisti, idraulici, grafici, web designers, spazzini, studenti, illustratori etc. etc. (non è importante il background , se hanno bombardato mezzo mondo o se sanno usare una bomboletta oppure no) hanno iniziato ad usare la strada come galleria rendendo le strade delle città un’esperienza sempre nuova e sorprendente fino addirittura diventare veri e propri landmarks. Ognuno sperimentando, evolvendo, portando su di un altro livello il concetto di “urban art”.

Detto ciò bisogna sempre ricordare le origini delle cose e devo dire che questo movimento prende da ogni lato puoi trovarci influenze che spaziano dai geroglifici primordialial più sofisticato marketing, dalla pittura all’illustrazione, al design, al writing più ortodosso.

A quanto pare, la più potente forma di comunicazione dei giorni nostri. Il risultato è dimostrato dagli ultimi anni di attività urbana di una certa cerchia di persone, sempre in crescita, intorno al globo vedi siti come wooster.com, ekosystem.org, stickernation.net e i vari fotolog.

Non a caso le grandi multinazionali, le agenzie di comunicazione e alla fine anche i galleristi iniziano a dimostrare grandi interessi al fenomeno investendo e diventando veri e propri mecenati.

In questi casi bisogna basarsi sulla qualità e la crescita, i soldi non centrano. Poi i valori variano da persona a persona, è fondamentale che ogni artista debba mantenere la propria integrità ma questo è un’altro discorso e se ne potrebbe parlare a lungo mi limito a trascrivere quello che Futura 2000 e Aaron Rose hanno scritto a proposito.

” The issue of graffiti or street art, or whatever label by which one chooses to define it, making a transition into advertising and popular culture is a direct result of the exposure of the movement over the past 20 years.

The very fact that this subculture has suddenly gone mainstream should come as no surprise. Contemporaries of the moment are fortunate to have had the trails blazed for them by their predecessors. They can cruise along the various creative highways and effect immediate change.

Whether that is occurring on the street or in some renegade fashion; in a legitimate retail facade; in the galleries or in magazine advertising; in web design, in photography, video, toy production, and even in the museums, the determining factor will always remain the quality of the artist’s work not the medium in which he or she determines it will be seen.

The marriage between the artist and sponsor is a simple one. The sponsor supports the creative process financially. In turn the artists can take advantage of that possibility to pursue their dreams. In the meantime, the question of exploitation is always a matter of personal integrity.”
Futura

“Graffiti, arguably the oldest form of self expression, is by nature an ephemeral discourse. Any attempt to define it would not only be futile, but an embarassment to the discipline. Sociologists and visual historians have tried for decades to make sense of it. Some have come close, but by the time their findings are published the rules have almost always been changed.

From the cave drawings at Altamira to the gangster scrawl in the ghettos of South Central L.A., graffiti writers, and the myriad ways in which they manifest their art worldwide are a shifty bunch at best. They are creatures of the shadows, revealing themselves only for the amount of time it takes them to execute their piece… then slip back to the darkness again.

It is their profession to avoid definition. For in graffiti, once you’ve been defined, you’re rendered null and void. In order to compete, the true writer must move with the dexterity of a jack rabbit and the cunning of a fox.

The motivation must be simply for the mark, and any desire for external recognition must be less than secondary. Although from time to time we may read features on their exploits in the pages of hip journals and fashion magazines and their works may be employed to sell everything from sneakers to aftershave, we should not be fooled into thinking that we have tamed these beasts.

For in the world of graffiti, the joke is always on us. What has been left behind by these folk poets is nothing but a small paragraph from a never ending story. A tiny selection from an epic which no doubt by now has volumes numbering in the thousands. No matter how beautiful these selections we possess may be, and how clever we may consider ourselves for capturing them, we must always remember that just because we hold a piece of evidence does not mean we have solved the crime.”
Aaron Rose

Ma torniamo a noi, traendo le somme visto che mi chiedi di commentare l’intervento di Dumbo… l’ho trovato fuori luogo e quindi efficacissimo nel rimarcare la differenza tra lui e noi… come viene notato nell’articolo de “Il Giornale” scritto da Adriano De Carlo – Domenica 16 Novembre 2003

Al di là di tutto mi è sembrato un attacco personale che lascia il tempo che trova, nei miei confronti e di Microbo come ho già detto non voglio polemiche… time will tell!!!

La strada è grande, già c’è babylon che mette i bastoni fra le ruote non sarà certo Dumbo a fermare l’evoluzione delle cose sarebbe meglio che Dumbo iniziasse a pensare come reinventare la sua immagine invece di preoccuparsi di quello che fanno gli altri… certo che se continua a fare queste figure rimarrà sempre a vendere magliette fatte da altri, egotrippin’ con il suo nome… forse è per quello che portava la maschera e non ha avuto il coraggio di firmare il suo sfogo liberatorio.

*** tagga ovunque e non le sue affermazioni.
aiaiai !!!

Con questo chiudo, abbiamo tutti ben altre cose da fare che perdere tempo parlando di queste cose:nella strada contano i fatti ed i risultati quindi che dire di più.

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BO130 e MICROBO

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