BENCH TALK: Lokiss by Rendo

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Bombs by Lokiss


Photo: Rendo – Year: 1988 – Place: Paris

Nei primi anni 80 un ragazzo di Parigi che il mondo imparerà a conoscere con il soprannome di Bando, tornato da un viaggio a N.Y., iniziò a dipingere una serie di graffiti lungo i margini della Senna, diventando il primo writer europeo. Entrato a far parte della crew dei CHROME ANGELS fece delle proprie lettere la base del nascente stile europeo.

In occasione della pubblicazione del libro “Spraycan Art” realizzò insieme alla sua crew un graffito dal nome “SENS”, che passò alla storia come opera manifesto di quegli anni, al punto che un numero incalcolabile di writers la usò come base di partenza per lo sviluppo di uno stile personale. L’opera di cui vorrei parlare, intitolata “BOMBS”, venne realizzata qualche anno dopo (1988) sullo stesso muro di “SENS”, da un artista parigino di nome LOKISS, che ebbe il coraggio di proporre una visione creativa radicalmente opposta a quella di Bando.

Ritengo questo graffito estremamente importante perché LOKISS provocò con quell’opera un “momento di rottura”. Fece cioè un salto in avanti, tralasciando eventuali stadi intermedi, riuscendo a proporre qualcosa di totalmente nuovo e senza legami con il passato.

Fino a quel momento gli elementi che componevano un graffito, (scritta, sfondo, personaggio) erano concepiti per convivere su tre livelli percettivi differenti. La scritta si “staccava” dallo sfondo sfruttando la dicotomia della colorazione chiara contrapposta a una colorazione scura, o sfruttando la contrapposizione fra colori caldi e colori freddi.L’outline della lettera veniva disegnato con un colore generalmente scuro lungo il confine fra spazio interno ed esterno alla stessa. A volte l’outline veniva disegnato in modo da simulare un effetto ombra, solo per aumentare l’illusione di distacco dallo sfondo, che consisteva in una composizione astratta di colori sfumati. La tecnica di rappresentazione del personaggio si ispirava direttamente al mondo dei fumetti.
I tre elementi erano quindi concepiti per convivere come unità complementari ma distinte.

Lokiss decise di fondere per la prima volta scritta sfondo e personaggio in un’unica struttura. Cancellò i tre piani di lettura, fondendoli attraverso la realizzazione di un'unica struttura astratta di tipo geometrico, che si estendeva fino ai confini della parete. Annullò i confini fra la scritta, lo  sfondo e il personaggio, in modo che condividessero parti della stessa struttura astratta di base.
L’outline, che in questo caso non poteva più seguire un  confine certo fra spazio interno ed esterno della lettera, venne disegnato in alcuni punti in modo indipendente dal disegno sottostante, in altri attraverso la fusione con la struttura astratta, mentre nei restanti non venne affatto disegnato, lasciando alla struttura astratta il compito di far percepire il confine della lettera. Anche il personaggio venne disegnato per la prima volta in forma astratta.

Questo modo nuovo di dipingere ebbe un effetto dirompente. Rifiutato da molti, perché considerato troppo distante dai classici canoni del graffitismo, ebbe il merito di far nascere una discussione che portò molti artisti di quel periodo a rivedere le proprie convinzioni.
A distanza di anni la lezione di LOKISS è più che mai valida, e uno continuo sprono alla ricerca di nuovi approcci espressivi.

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One comment on “BENCH TALK: Lokiss by Rendo
  1. Airone says:

    Gli autori di SprayCan Art non si resero ben conto del fenomeno in cui erano incappati: la presenza di Lokiss nel libro era più di rappresentanza che di sostanza. Bando e Mode ebbero le luci migliori (non certo a torto).

    La verità è che Lokiss (come anche Skki e alcuni altri parigini) era un europeo che nel giro di pochissimi anni aveva fatto lo stesso percorso decennale già intrapreso da un Futura, e a mio avviso con esiti anche superiori. L’idea che un piccolo gruppo di europei fosse già a quel livello era difficile da digerire ma anche semplicemente da vedere: in verità prefigurava solo ciò che sarebbe accaduto negli anni ’90.

    Il clima di assoluta innovazione che si respirava a Parigi in quel periodo fu immediatamente percepibile quando a fine anni ’80 a Milano la discoteca Prego venne dipinta da un manipolo di questi artisti: nulla di simile si era mai visto. C’è da dire che ai più, me compreso, l’opera di Lokiss divenne manifesta solo anni dopo attraverso la sconvolgente pubblicazione di Paris Tonkar: furono veramente pochissimi quelli che come Rendo ebbero il privilegio di viaggiare e vedere dal vivo i pezzi di questi maestri parigini. E le poche foto scattate non venivano certo cedute con facilità ma anzi celate nel totale riserbo per mantenere un possibile, quanto breve ma utile, distacco culturale con tutti gli altri writer.

    Parecchi anni dopo ebbi il privilegio di scambiare qualche parola con Lokiss che avevo invitato a Milano per un evento. Mi fu subito chiaro che, come talvolta accade ai migliori, fosse tra quegli artisti geniali arrivati troppo presto dove altri, in tempi più favorevoli, avrebbero poi fatto ben altra fortuna.

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