Bologna: tornano i graffiti. Cancellieri: ma farò passare la voglia ai writer

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Source: Corriere di Bologna – 3.9.2010

Il Comune: via alla fase due. Multe più severe, troveremo chi imbratta e mapperemo le tag

La campagna di primavera del commissario Anna Maria Cancellieri mostra le prime (prevedibili) crepe. Non è bastato il richiamo al senso civico dei bolognesi, la connotazione smaccatamente «sociale» affibbiata alla battaglia per il decoro urbano. Come si temeva i writer sono tornati a colpire e proprio nelle strade ripulite nemmeno due mesi fa dal Comune e dalle associazioni dei commercianti. Le serrande di Via Orefici, Pescherie Vecchie, Drapperie e Caprarie sono tornate a «parlare» con le tag care ai graffitari. Un ritorno sgradito, che costringe il Comune ad accelerare sulla fase due, quella della repressione e dell’inasprimento delle sanzioni perché, insiste il prefetto Cancellieri, «dobbiamo fargli passare la voglia». Un concetto ribadito dal comandante dei vigili Carlo Di Palma che però rivendica il lavoro fin qui fatto: «Finora non siamo stati con le mani in mano.Il progetto Pandora, il pattugliamento mirato antidegrado, è partito, come dimostra l’attività contro l’affissione selvaggia messa in campo per ripulire il centro. La squadra di vigili in divisa e in borghese è in strada giorno e notte, anche se sorprendere i writer sul fatto non è così semplice. Ecco perché abbiamo avviato un monitoraggio del fenomeno, quartiere per quartiere, per arrivare alle radici del problema».

La fase due, appunto. Quella che punta a fotografare un mondo ristretto che pian piano s’inizia a conoscere. I gruppi di graffitari un posto dove incontrarsi e magari vantarsi dell’ultima bravata ce l’hanno eccome. È il web. Ma non solo. Per capire chi sono i recidivi che si celano dietro a tag e scritte c’è al lavoro una task force di vigili urbani, una squadra eterogenea con competenze specifiche: «Ogni quartiere ha ricevuto l’incarico di mappare i graffiti, per capire cosa è vecchio e cosa è nuovo. Si tratta di uno studio approfondito e alla fine, qualora dovessero emergere elementi in grado di provare l’esistenza di un gruppo definito, sottoporremo il nostro lavoro alla Procura», spiega Di Palma. L’idea è che dietro ai graffiti non ci sia la bravata del singolo, ma fenomeni organizzati da gruppi spontanei in contatto tra loro. Uno scenario che potrebbe portare alla costruzione di un reato associativo. In attesa che questi frutti maturino, Cancellieri non si scompone e tira dritto per la sua strada, nonostante la sfiducia di commercianti e residenti: «Ce l’aspettavamo, il fatto che potessero tornare a sporcare era preventivabile, tanto è vero che abbiamo stanziato 25mila euro solo per la ripulitura. Non ho mai pensato che bastassero solo gli appelli al senso civico, per quanto decisivi. Bisogna prendere i responsabili e l’attività repressiva è in atto», rivendica il commissario che invita però a «insistere sulla strada dell’impegno civico per vincere la battaglia per il decoro urbano». A chi invoca ordinanze e misure più severe, il commissario risponde che «le leggi ci sono e non sono tenere». Una posizione che non vieta al Comune di studiare nuove strade per scoraggiare i trasgressori, come spiega il subcommissario con delega alla sicurezza Matteo Piantedosi: «Stiamo lavorando all’idea di modificare il regolamento di polizia urbana per inasprire le sanzioni amministrative, una multa accessoria rispetto a quella del codice penale. Già oggi, con le modifiche del pacchetto sicurezza, è prevista una sanzione amministrativa ulteriore. L’idea è di inasprirla ulteriormente». Nessuno insomma pensa di rassegnarsi alle scorribande dei writer, solo che adesso la battaglia si è incattivita. Una missione impossibile? «No, è possibile oltre che doverosa. La campagna civica non può prescidere da quella repressiva. Stiamo lavorando per prenderli», assicura Piantedosi. Come? Studiando il nemico da vicino e nel loro ambiente. Poi, certo, un sistema di videosorveglianza più capillare farebbe bene alla causa, ammette ilcapo dei vigili. «È un deterrente che funziona, dove ci sono telecamere si contano meno graffiti. E su questo l’intervento, anche economico, dei privati è decisivo».

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