Corte aperta

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Davide Atomo TinelliQuattro grandi pannelli: in totale di sei metri di base e un metro e ottanta di altezza.
Prima di essere un’opera, un’opera d’arte intendo, per la precisione un mosaico, quella che ha realizzato Davide Tinelli, anche noto come Atomo, è un corpo a corpo: con i materiali, in primis, e poi con le forme, e poi con le figure, e poi con le dimensioni.
La si può acchiappare, volendo, con un unico colpo d’occhio, ma conviene percorrerla, camminarci a fianco, da sinistra a destra. Si inizia con un’esplosione di gialli e di rossi, cerchi e linee che si intersecano, poi delle zone blu e grige, poi di nuovo la luce, poi…poi in filigrana si legge uno skyline illuminato dal sole. Lui dice essere quello di via savona 103, a noi non importa: a noi importa l’energia che l’opera trasmette.
Ha iniziato accostando tessere, pezzi di piastrelle raccattate nel cantiere di quella stessa casa, cercando accordi e disaccordi, armonie e fratture. Spezzava, tagliava, sceglieva, stuccava… Poi altri materiali più o meno di soppiatto sono entrati a far parte della geografia di quest’opera che nel corso dei mesi andava complicandosi, accartocciandosi, allargandosi e conquistandosi una sua fisionomia: bulloni, serrature, chiavi, corone di biciclette, catene, pezzi di lego….. Le istruzioni per l’uso ci dicono che quegli oggetti sono simboli concatenati tra loro: rappresentano lavoro, relazione, costruzione. Il mosaico nasce come omaggio a una cooperativa. Atomo fa di più: porta in scena una cooperativa di materiali eterogenei che si organizzano nello spazio dell’opera. Residui? Non tanto, o non solo. Perché in quei frammenti c’è una storia ad un tempo antica e attuale che via via è stata impaginata e riordinata sulla parete  con puntiglio da artigiano e intelligenza da artista.
E così facendo che i materiali di recupero diventano arte. Dietro le quinte, nessuna magia, nessun incantesimo: solo, ed è più che abbastanza, lavoro e progetto. Un disegno preciso, l’attenzione quasi maniacale per i dettagli. La voglia di tenere insieme le cose.
E alla fine il sospetto che Davide Tinelli lì dentro ci abbia messo un po’ della sua, di storia, che è una storia di mani, di città, di graffi e di emozioni. Regalandocene un pezzettino: Omnia sunt communia, Tutto è di tutti, si legge, e non è un caso, tra i soli e le case del suo mosaico.

Maria Perosino
Storica dell’arte, curatrice di mostre e scrittrice

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