Dalek interview – italian text

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Nato in Alabama nel 1968, terzo e ultimo figlio di una famiglia che si trasferisce rapidamente nel Connecticut, Dalek é un bambino molto introverso e dotato principalmente di una grande immaginazione.
Avendo delle difficoltà nella lettura , Dalek si rifugia ben presto nell’universo televisivo. Assorto per ore nella visione di cartoni animati e programmi di fantascienza, arriva al punto di rifiutarsi di uscire fuori a giocare con gli altri bambini del vicinato.

A l’età di cinque anni, diventa in tal modo totalmente dipendente dalla televisione e comincia a temere il momento in cui dovrà andare a scuola. Spaventato dall’idea di aver a che fare con altri coetanei, si inventa lo pseudonimo Dalek. Tratto dal suo programma preferito, “Dr Who”, questo nome diviene da questo momento in poi il suo scudo protettivo. Infatti, i “Daleks” sono dei robots assassini a forma di barattolo, determinati a distruggere il genere umano, esattamente come lo desidera, in fondo, il piccolo Dalek in questo periodo.

In seguito, dalla prima elementare in poi, Dalek inizia a creare il suo universo e i suoi personaggi, ispirati dalle sue trasmissioni preferite: Speed Racer, Marine Boy, Tom e Jerry, Woody Woodpecker (Picchiarello), Braccio Di Ferro… A poco a poco, li trasforma in mutanti, ciascuno con le sue caratteristiche personali. Come ha scritto il critico d’arte Mason Klein: “Agli occhi del bambino tutto é reso più magnifico di quanto non sia. È prerogativa del bambino, infatti, credere che niente sia più vero di quanto ha immaginato. Non conosce né idee preconcette, né coerenza, né pressioni di nessun tipo. Senza storia, il passato é sempre presente davanti ai suoi occhi; tutto potrebbe così ricominciare da capo, all’infinito, solo il mondo interferisce. Tutto é nell’istante, tutto respira, tutto può venire distrutto, ucciso e rinascere.”

A scuola, Dalek rimane seduto in fondo alla classe, e non smette di disegnare, tagliandosi fuori sempre di più dall’ambiente che lo circonda. A 13 anni diventa il bersaglio degli scherzi dei suoi compagni. Da quel momento, i suoi disegni diventano sempre più cupi e si allontanano dalla realtà. I suoi personaggi sono vittime di mutilazioni e di azzardati esperimenti chirurgici. Dopo aver ripetuto due volte la prima media, i genitori di Dalek, preoccupati, lo inscrivono ad un istituto speciale per giovani turbolenti. Ma a 14 anni Dalek, dopo aver risparmiato a lungo i soldi del pranzo, si compra un biglietto del pullman per la California e scappa.

In questo modo nel marzo 1982, abbandona scuola e famiglia, per dirigersi verso ovest, lasciando le seguenti parole a sua madre:“ L’orrore regna nell’immobilismo di questi muri, di tutte queste cose che ti circondano,negli strumenti della tua devozione e nella silenziosa indifferenza della vita alla quale partecipiamo entrambi.”

Lavorando in uno stabilimento in cui si inscatola pesce, Dalek ritrova l’ambiente e gli odori di mare con i quali é cresciuto. Il lavoro é duro e le ore lunghe. Inquilino di una stanza nella cantina del padrone della fabbrica, non ha per luce che una piccola lampada e una vecchia televisione in bianco e nero. In quel periodo, troppo stancola sera per far uscire le immagini dalla sua immaginazione, Dalek disegna sempre meno. Sdraiato, senza poter sfuggire ai rumori provenienti dall’edificio sopra di lui, rimane lì, prostrato, durante le lunghe serate.
Stanco e stressato, una sera del maggio 1984, Dalek si introduce nella casa del suo datore di lavoro e lo deruba di 1000 dollari, prima di fuggire. In seguito, vaga errando per l’America senza alcuna motivazione, ammazzando il tempo con i lavori più strani e diversi.Durante l’estate del 1986, Dalek si ritrova a Kansas City, nel Missouri, dove lavora come lavapiatti in un ristorante locale. Berni Haskins, il proprietario, é il primo a riconoscere il talento di Dalek, che rimane a lungo a disegnare, dopo la chiusura.

Affezionandosi a Dalek, Berni riconosce in questo giovane socialmente disadattato, un talento grezzo. Lo incoraggia quindi a continuare su questa via e a riprendere gli studi interrotti. Dopo sei mesi di studio, Dalek riesce così a passare gli esami e aprendere la licenza media. Berni si pende anche l’incarico di insegnare al giovane la storia dell’arte. É in questo modo che Dalek fa la conoscenza di Picasso, Van Gogh, Francis Bacon, Seurat, Magritte, Dali, Pollock, Rauschenberg, Rothko, ecc…. tutto un universo di cui non aveva, fino a quel momento, immaginato l’esistenza.

Nel 1992, dopo essersi presentato per sei volte al concorso, viene ammesso al prestigioso Art Institute di Chicago. La città appare allora a Dalek come un ambiente che nona aveva mai conosciuto prima. Vive in un piccolo appartamento, sopra un negozio di alcoolici, tra Division Street e Hoyne Street, con Jim Jergens, uno dei rari amici di Dalek dall’epoca della fabbrica di pesce di Long Beach. Quest’ultimo, padre di tre bambini, divorziato, con un gusto spiccato per la birra di infima qualità, é agli occhi di Dalek innoffensivo.

L’inverno a Chicago, con il suo cielo grigio e pesante, mette a dura prova Dalek. Senza riscaldamento centralizzato, rimane seduto intorno all’unica stufa della casa una buona parte della stagione. Ma é proprio durante questi anni passati a Chicago Che Dalek nota per la prima volta i graffiti e i loro colori, che si staccano dai muri di cemento. Grazie ad una vecchia macchina fotografica, prestatogli da Jim, passa allora delle ore a guardare i treni passare per poterli fotografare. Quando non é in stazione, é nella camera oscura della sua scuola d’arte, a sviluppare le sue foto.
Un giorno, passeggiando lungo i binari, trova qualche bomboletta di vernice e comincia a disegnare dei personaggi, in modo incerto, sul metallo dei vagoni. Malgrado le difficoltà tecniche poste dalla vernice spray, egli apprezza la lunghezza smisurata dei vagoni, sui quali può estendersi, senza sguardi estranei, senza critiche.

Sempre più deluso dagli insegnamenti dispensati all’Art Institute, per via degli interminabili dibattiti pseudo-intellettuali che vi avvengono continuamente, Dalek decide, durante l’estate del 1995, di ripartire verso nuovo orizzonti. In questo periodo Dalek ama soltanto dipingere i suoi personaggi, divenuti col tempo suoi amici, che lo divertono. Crea per loro delle case, sognando di poter vivere con loro, in quel mondo in cui avrebbe dovuto nascere.
Non arrivando a capire la complessità del mondo, egli cerca così di sfuggirvi. Uno dei suoi cartoni animati preferiti resta Gli Er***idi, nel quale una famiglia riesce a vivere in un universo preistorico, postapocalittico, con i suoi animali da compagnia: un gorilla, un rinoceronte e un drago volante, che lancia razzi laser dagli occhi. Adora anche Gloop e Gleep, due strane creature ameboidi dalle voci bizzarre, che hanno la capacità di cambiare forma. Dalek sogna, quindi, una televisione in grado di aspirarlo nel suo mondo.Nel frattempo, i suoi personaggi continuano a crescere e a evolversi. Nel 1996 Dalek ritorna a Los Angeles e, per divertimento, si mette a lavorare come caricaturista a Disneyland. Durante le sue giornate libere, approfitta delle attrazioni come i “Pirati dei Caraibi”, a volte saltando giù dalla vettura e rifugiandosi, per dormire, tra le rovine dei vascelli corsari. Questi semplici piaceri permettono a Dalek di andare avanti ogni giorno.

Dopo tutto ciò, é difficile dire esattamente come Dalek sia arrivato al punto in cui si trova oggi. Non ama parlarne. Che ne rimane? Chi sono gli Space Monkeys? Da dove vengono? Sono forse nati nelle incubatrici di qualche vascello? Perché ci guardano come se sapessero qualcosa che noi ignoriamo? Anche quando soffrono per quella che noi chiamiamo la natura umana, con un buco nel cranio, un arto tagliato, continuano a sorridere, sembrano padroneggiare comunque bene la situazione.Perché camminato sempre verso sinistra? Il loro cuore é ubicato come il nostro? Non possiamo che tentare di indovinare. Ci guardano con quel loro occhio enorme. Quest’occhio, minaccioso come un fucile, può colpirci senza preavviso o invitarci ad entrare in un mondo di allegria e spensieratezza.
Testo (tradotto) di Tony Sub.

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