Graffiti, l’appello al Comune: “Sbloccate il piano antiwriter”

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Source: Corriere – 21.7.2012
La denuncia dei comitati: la pulizia sui palazzi pubblici è ancora congelata. Raccolta di fondi per interventi sponsorizzati o volontari in campo: la giunta studia il ‘modello Londra’ per l’Expo.

«Signor sindaco, da quando governate voi la situazione è precipitata». È il messaggio che i presidenti delle tre associazioni attive in città contro i graffiti porteranno lunedì a Giuliano Pisapia, in un incontro a Palazzo Marino. I comitati, che si battono per la linea dura contro i writers, denunciano «un peggioramento delle condizioni dei muri cittadini, da via Santa Sofia a piazza Cardinal Ferrari, fino a Città Studi, zone sino a pochi mesi fa risparmiate dai vandali fa e oggi invase dalle tag che nessuno rimuove», con le parole di Maurizio Carmignani, presidente dell’associazione Milano muri puliti.

Per i comitati la causa dell’aumento del numero e dell’attività degli imbrattatori dipenderebbe «dalla mancanza di risposte da parte del Comune e di Amsa», come spiega Andrea Amato, presidente dell’associazione Nazionale antigraffiti, anche lui nella delegazione che sarà ricevuta dal sindaco. Amsa non fa alcun servizio di pulizia dei muri nemmeno sugli stabili pubblici. Una sentenza del Tar del 2009, confermata da un pronunciamento del Consiglio di Stato, ha infatti stabilito che per assegnare il servizio di rimozione delle scritte (non incluso nel contratto di Amsa) andrebbe indetta una gara pubblica. Ma il bando, promesso dalla giunta Moratti, ancora si attende. Quello che fa Amsa è pulire a pagamento i singoli stabili, se i condomini lo richiedono. L’abbonamento, i cui prezzi sono stati ribassati di recente, costa 200 euro l’anno e 960 euro per una copertura di otto anni.

Mercoledì scorso le associazioni antigraffiti sono state ricevute dall’assessore all’Ambiente e al decoro urbano, Pierfrancesco Maran. L’assessore ha detto ai cittadini di stare studiando il “modello londinese” per il contrasto agli imbrattatori, in vista di Expo. Nella capitale britannica si è sfruttato l’avvicinarsi delle Olimpiadi per ripulire i muri dal “tag bombing”, la tempesta di scritte confuse, preservando invece i murales ben fatti come quelli superstiti dell’artista Bansky. Gli interventi di pulitura sono stati sostenuti da aziende sponsor e volontari. «Non andiamo da Pisapia solo per protestare — dice Fabiola Minoletti, del comitato dei residenti AbruziPiccinni — siamo disponibili a dare una mano per restituire dignità ai muri della città». Lo scorso 20 maggio le associazioni hanno radunato 50 volontari che, con lance ad acqua e vernice, hanno ripulito via Vittor Pisani.

Fra le proposte dei comitati ci sono anche corsi contro il vandalismo nelle scuole (già sperimentati negli Stati Uniti a Philadelphia), un database dei graffitari consultabile dalle forze dell’ordine e la creazione di una task force antigraffiti (Fs, Trenord e Amsa) con il ripristino del nucleo dei vigili dedicati solo al contrasto dei writers. Su questo tasto batte anche la polemica dell’opposizione in Consiglio Comunale. «Io schieravo 15 vigili contro i writers e in due anni ne abbiamo fermati 40, in più davamo un contributo economico per la pulizia dei palazzi, nel rispetto della sentenza del Tar — dice Riccardo De Corato, consigliere del Pdl ed ex vicesindaco — Per la sinistra il problema non esiste, non cancellano dai muri nemmeno le minacce di morte».

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