Bol interview

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La primissima intervista realizzata per il sito, nel dicembre del 1999.

Rispetto a quando hai iniziato, cos’è cambiato nella tua vita e nella scena in Italia?
Ho iniziato a 20 anni e in 10 anni è cambiato quasi tutto…
Ero punk…non con la cresta,ma con il chiodo con le frange (hehehehe) coltello e cartine in tasca, ascoltavo greencore,hard rock,punk (mitici Discharge), metallo pesante ed ero dell’idea che per me non c’è futuro e se ci sara’ forse non ci saro’ io (vengo da un quartiere periferico di una metropoli dove violenza, droga, prostituzione, morte, sopraffazione sono a tutt’oggi pane quotidiano, paneamaro che pero’ mi ha reso forte, determinato e con un forte desiderio di rivalsa in ogni tipo di situazione anche la piu’ pericolosa).

Delle volte mi viene da ridere ad osservare le situazioni di ogni tipo che si vive la gente e che io ho vissuto prima di loro nella mia vita: ad esempio ho affrontato e vinto diverse difficolta’ nel continuare a dipingere quali le denunce, il lavoro, la mia casa (in affitto) da mantenere, gli scazzi con gli altri writers,i fratelli che hanno smesso e altre piu’ personali…ma ho anche avuto soddifazioni che mi hanno spinto a continuare tipo le convention a cui ci invitano o le foto che ci pubblicano o i miei pezzi che piacciono tanto a mia madre che ha fatto una galleria nel corridoio di casa con le foto che gli ho dato, ho conosciuto tanta gente con cui ho stabilito rapporti di fiducia e di fratellanza ecc…Comunque nella scena che ho visto nascere,crescere e in alcuni casi evolversi ho visto dei cambiamenti (è vero che ogni writer racconta la sua storia: nel senso che puo’ parlare solo di quello che ha visto e vissuto lui dal suo punto di vista ) ad esempio per quanto riguarda i mezzi utilizzati (i tappini newyorkesi quando uscirono ce li facemmo mandare da Rusty da Bologna, non si vedevano tanti pezzi, non si trovavano i magazine, si usavano esclusivamente DupliColor, non c’erano negozi specializzati, per vedere un treno dipinto lo dovevi dipingere tu e pensa che ho fatto il primo treno con il Panda, anche lui al primo treno, che allora firmava Hoom), le persone che dipingevano che erano pochissime, si conoscevano piu’ o meno tutte e si rispettavano avendo tutte il loro spazio, lo stile poi , che prima a Roma era piu’ tecnico, di precisione, con piu’ ricerca verso stili nuovi che verso un gettin’up sfrenato, ma appiattito verso lo stile N.Y. o tedesco-francese.In generale non c’era bisogno di quantita’ in quanto la qualita’ bastava a farti conoscere al meglio dai pochi che c’erano ed erano del giro. Oggi la scena è cosi’ estesa e complessa che se inizi adesso “devi” fare un boato di lavoro solo perchè la gente si accorga che tu esisti…e so benissimo che qualita’ in quantita’ è un parametro che solo pochissimi possono permettersi….

23 recordz: il nome della tua crew è molto particolare, chi l’ha scelto e cosa significa??
L’ha scelto Kemh (23 recordz.pdb) che insieme a Slot, Roy, Snoopy e me compone la 23 recordz dall’inizio essendone fondatore… lui racconta di una maglietta col 23 che gli aveva regalato la sua ragazza e comunque a quei tempi a Roma noi andavamo ai primi “rave” illegali perchè conoscevamo chi li organizzava e ci piaceva ballare e sballarci collettivamente….beh in quell’ambito il 23 è un numero magico a cui vengono associati diversi significati e io ho sempre pensato alla molteplicita’ che rappresenta questo numero e poi a Roma il 23 è per la cabala: “23 bucio de *** aiutame te”, un numero associato alla fortuna e, dato che la nostra cru è nata esclusivamente per fare treni, di fortuna ne avevamo bisogno, ma i significati spossono essere molti…per recordz io posso intendere che dipingere per noi è sempre battere un record è una sfida per noi (i nostri impegni) e per gli altri (facciamo del nostro meglio per vincere le sfide)…il 23 è composto da 2 e 3 e moltiplicandoli si ottiene 6 (666 il numero della “bestia”), 2+3 è 5 come le cinque punte della stella…il 23 è quindi dissociato dal suo valore numerico a cui abbiamo sostituito quello che piu’ ci piace. Eppoi, essendo un numero basso, riappare per la nostra gioia in milioni di circostanze (n.telefonico,civico, codici vari, ecc…).

Preferisci la qualità o la quantità?
Qualita’ in quantita’!!!! è quello che cerchiamo di fare sin dall’inizio….ma mi piace vedere anche pezzi “semplici” di qualita’, non penso che il numero di linee eseguite, il numero di colori usati, la grandezza del pezzo o il supporto usato (muro, treno,metro, pannello,tela) determinano la qualita’, la qualita’ è soggettiva e per me è un pezzo che mi piace punto e basta.Poi preferisco giudicare le persone e la loro trasposizione della personalita’ nel pezzo…piu’ le persone “assomigliano” al pezzo che hanno fatto piu’ è riuscito il loro lavoro. Qui ritorna il concetto di molteplicita’ : pezzi diversi per gente diversa e chi non si sente “diverso” stia a casa… ad esempio “Wildstyle” è il nome di un film, basta copiare stili, film, nomi, situazioni sociali, abbiate rispetto di chi c’era prima di voi e al limite portate avanti la sua ricerca, ma fate cose nuove e se le vostre non lo sono almeno abbiate la coscienza di nasconderle bene…¬†

Come vedi il writing su treno in futuro ?
Lo vedo sugli adesivi che metteranno su tutti i treni di tutti le linee, su tutti i treni che puliranno il giorno stesso, sui treni che non gireranno piu’ con i pezzi sopra, lo vedo come è gia’ in tutti i paesi dove questa storia è iniziata qualche anno prima e che si ripete ciclicamente anche a livello di coinvolgimento sociale adattandosi al luogo di sviluppo. Lo vedro’ sulle fanzine, sui magazine, sulle foto dei pezzi fatti in galleria o di notte o durante un backjump, sui libri, su internet, sulle metro di N.Y. dipinte nell’anno 2001..la storia è sempre quella, non finisce mai (dopo 30 anni di storia lo possiamo supporre) e non cambia mai….meno tempo per dipingere, programmi di repressione del fenomeno da parte dei governanti ecc..

Da dove nasce questa passione sviscerata verso i puppet?
Ho iniziato a dipingere facendo “murales” (pittura murale eseguita di solito con tecniche miste con una valore di messaggio espresso con simboli piu’ o meno espliciti) con la pistola a spruzzo al Centro Sociale Occupato Autogestito Forte Prenestino, sono appassionato di fumetto, la prima cosa che ho scritto con gli spray non era il mio nome , ma era qualcosa di politico, di sinistra extraparlamentare. C’erano a Roma pochissimi che facevano puppett, le mie lettere non mi piacevano abbastanza e assomigliavano a quelle di altri mentre quando facevo un puppett tutti lo riconoscevano come il mio anche se all’inizio non capivano neanche cos’era (c’era gente che scambiava uccelli per pesci e viceversa e la cosa mi divertiva perchè ognuno ci vedeva quello che voleva e lo usava come uno specchio di se stesso). Ora ho trovato uno stile abbastanza originale per le mie lettere (che non ho mai smesso di disegnare) e ho piu’ soddisfazione nel dipingerle e farmi rappresentare da esse… il loro stile è tondo e morbido come i miei puppett e ispira la stessa sensazione nell’osservatore …


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