KayOne interview

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Chi in Italia non ha mai sentito nominare Kay One? Per parecchi anni è stato un’artista con il cui livello tutti hanno dovuto confrontarsi.
Per noi di WS è stato uno dei pochi che tracciato la storia del writing italiano portandolo a livelli internazionali quando all’estero neanche si immaginava che da noi si dipingesse con gli spray. A distanza di anni tutte le polemiche sulla sua figura sono scomparse: e i fatti, quelli si sono rimasti, gli hanno dato ragione.

Questo articolo è stato raccolto da Wildstylers nel 2003. Da molti anni non si sentiva più la voce di Kay: questo è poca cosa rispetto a quanto ancora non è stato detto, ma interessante come sempre. Buona lettura.

Mi hanno chiesto di scrivere quella che potrei definire la mia storia: il mondo che io chiamavo passione e ora conosciamo come Writing.

Inizierò, ricordando quei “Mostri Sacri” che hanno permesso a me è a tanta altra gente di iniziare e lasciare il proprio segno in questo fenomeno, che per primo in tutta Italia si è sviluppato nella mia città, Milano. Ringrazio dunque, Cick, FlyCat, Graffio, MadBob, Play, Rendo, Shad, Spyder 7, Sky4 e Kaos. Tutte persone che prima di me hanno creduto e credono nel writing e nell’hip hop, ottenendo risultati ancora oggi, di altissimo livello in Italia e nel mondo.

Per me, l’alba di quella che definirei la mia vita parallela, è l’anno 1988, quando frequentando il Liceo Artistico sono venuto in contatto, grazie a un mio caro amico, che chiamerò con il suo nickname “Price”, con il famoso libro Spraycan Art. Come nelle favole, fu amore a prima vista, ma come tutte le storie un amore difficile e arduo da ottenere.

Erano tempi duri per i writer italiani, non si conosceva a fondo quello che era il fenomeno, e i nostri scienziati alchimisti, i grandi maestri, celavano i loro segreti in luoghi sicuri, senza diffondere notizie o novità. Si guardava all’estero con ammirazione e sconforto, ma eravamo entusiasti, perchè coscienti che eravamo i pionieri di un nuovo grande fenomeno.

Come tutti voi che avete iniziato nel mio periodo, non mi dilungherò troppo nel ricordare gli innumerevoli tentativi per ottenere tappini skinny o fat, pennarelli enormi con inchiostri indelebili, ma accentuerò il mio interesse su un fenomeno, che come tutti i veri writer, ho vissuto, le Tag.

Ieri come oggi, tutti erevamo spinti dalla voglia di diffodere il proprio nome e dominare nella città come “il più presente”. Devo dire che nell’anno 1989/1990 io e Shad abbiano combattuto quasi testa a testa (lui era il leader da anni).

Oggi, mi ritrovo a dover fare delle tristi considerazioni sulle nuove leve, e ciò che forse proprio noi, abbiamo contribuito a creare. Non so bene spiegare il perchè, a differenza di noi vecchietti, i writer di oggi non abbiano più rispetto di niente, e i vecchi monumenti e le opere che il passato ci ha regalato, siano impestate da Tag, forse come disse “uno dei grandi”, graffiti is for a child, io aggiungerei senza cervello.

Forse, passerò alla storia milanese, per il writer più discusso, quello sempre vestito elegante e mai da b-boy, quello benestante e non del ghetto, quello che alle lettere ha sempre affiancato con la stessa forza tanti character, quello che ha sempre preferito rimenere solo che dire “si”, senza esserne convinto.

Per fortuna non è tutto così triste, sono stati gli anni più belli della mia gioventù, che mi hanno dato la possibilità di conoscere tanta gente interessante e fare tante esperienze entusiasmanti. Oggi, ricordo con invidia quei giorni, nei quali mi dedicavo completamente al mio amore, trascurando tutto e tutti.

Forse, ho seguito quella che è stata una strada logica per una persona che osa definirsi creativa, e che come me, tanti altri hanno intrapreso. Il mio tempo ora è dedicato all’agenzia di grafica e pubblicità, che ho aperto con mio fratello. Chi vede i miei lavori oggi, spesso mi dice si vede che eri un graffitaro, io amo correggerli puntualmete, ricordando che writer si nasce o lo si diventa, ma sicuramente si rimane.

Tornado brevemente alla mia storia, non amo sicuramente definirmi un writer hard core, anche se come molti ho fatto quello che andava fatto: treni, metrò, bombing. Ho dedicato sicuramente più tempo alla cura dei pezzi che realizzavo, ottenendo come risultato la conclusione di due grossi Hall of Fame in zona Giambellino, questo non dimenticando i tanti amici e compagni di crew che in questi anni, mi hanno aiutato in maniera unica, facendo notevolmente lievitare la qualità dei pezzi presenti ancora oggi.

In queste poche righe ho il piacere di ricordarli tutti come segno di riconoscimento, per la realizzazione di un progetto che mi ha dato molto, che con il quale spero di essermi legato a loro, almeno per la memoria. Un grazie a: AirOne, Clock, Craze, Chief, Done, Dust, Dusk, Mastro K, Yazo, Zen, Zeta, Phast, Rush e Teatro.

Spero un giorno di poter tornare a quelle giornate estive passate dalla mattina alla sera al mio muro, io, gli spray e i miei amici, tranquillo e felice, facendo quello che la mia mano sembrava nata per fare, ciò che centinaia di ragazzi come me nel mondo stavano facendo.

Non verrò certo ricordato per la qualità dei miei lettering, anche se penso di avere spesso raggiunto un ottimo livello, secondo quei canoni che per il mio gusto era giusto seguire durante un processo creativo. Concedetemi però di ricordare che, come altri prima di me, sono invece sicuro di avere raggiunto una vera leadership almeno per un breve periodo, per qunto riguarda i Character, non me ne faccio un vanto, anzi sono onorato che in molti abbiamo potuto trarre ispirazione da me e alcune mie intuizioni.

Mi ritrovo oggi, per la prima volta, a scrivere alcune righe su quelli che sono stati 10 anni della mia addolescenza di divertimento, coraggio, lotte, eccitazioni e amicizia, forse sono troppe le cose che dovrei ricordare e in un certo senso tramandare, alla tenera età di 31 anni ho solo voglia di aggiungere, come spesso dicono le personalità di un certo spessore, rifarei tutto quello che ho fatto.

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