Mosone interview

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Ciao Mosone. Come vuole la tradizione presentati ai lettori del nostro sito.
Sono un “normale” ragazzo di 25 anni nato in una cittadina delle tranquille e gentili Marche.

In che modo ti sei avvicinato al writing? Raccontaci.
Durante i miei primi viaggi, da bambino, sono rimasto affascinato dalla moltitudine di segni (tags) che ricoprivano i muri delle grandi città; non conoscevo ancora nulla di questo linguaggio. A 12 anni ho realizzato il mio primo pezzo, lo avevo abbozzato sul diario della seconda media. Dopo due mesi mio padre fece il grande errore di regalarmi uno scatolone di Arexon, in occasione di una jam che si svolgeva nella mia città. Ero al di fuori di tutto, non conoscevo ancora nulla e mi sono ritrovato nel bel mezzo del Juice del 1997 a due passi da casa mia. Assurdo.
Da li è nata una passione tremenda per il writing, con i primi contatti diretti, le montana, i caps, le fanze, l’hip-hop ecc.. Insieme ai miei amici, successivamente a quella splendida giornata, forzammo il lucchetto del capannone che aveva ospitato il Juice e per un pò di mesi (prima di essere demolito) diventò il nostro covo, dove potevamo osservare da vicino i pezzi dei kings italiani (Eron, Tremaroma, 2d, Tdk, Lords of vetra, Bmw). Nel ’98 entro nella mia prima crew (sk) fondata da Morfo e Cron. Per me quello è stato il periodo più bello. A quell’età uscivo di nascosto quasi tutte le notti per fare pannelli; per circa tre anni i miei non hanno scoperto nulla…

Cosa ne pensano i tuoi del fatto che dipingi?
Mio padre è ancora preso male per avermi regalato gli spray 12 anni fa.

Che tipo di stimoli ti da il writing? … che tipo di stimoli hai dai posti in cui vai, dalle persone che conosci? Come sono cambiati nel corso degli anni?
Il writing ormai è il mio modo di essere, credo sia l’unica cosa che mi completa. Mi ha permesso di viaggiare, di conoscere molte persone affascinanti, di farmi dei veri amici e di credere in me. Le cose più importanti sono quelle che rimangono, le sensazioni tipo il ricordarsi tutti i pezzi fatti dal primo fino all’ultimo, tutte le dinamiche, i perchè e le necessità del periodo, del luogo, del supporto e delle tecnica.

… perché continui a dipingere nonostante passino gli anni?
Perchè è il mio modo di vedere e perchè ne sono dipendente.

Ci sono state delle situazioni in cui hai seriamente pensato di smetterla con queste cose?
Ho avuto degli shock, spesso alti e bassi, ma non ho mai pensato di smettere. Delle volte mi domando se potrei eliminare gli spray per la loro tossicità per passare all’uso esclusivo della tempera o della carta.

Parlaci del tuo stile. Particolare, unico e riconoscibile. Com’è nato e si è evoluto?
Questa è una delle mie tante paranoie. Diciamo che negli anni ho sperimentato parecchio, cambiando spesso tecniche espressive e modo di creare lettering e questo mi ha portato a ridurre la mia identità visiva.
Non ragiono come un classico bomber, il mio stile è più versatile, prediligo la ricerca e prendere stimoli da chi e da cosa mi circonda. Sono attratto dai diversi supporti, primo tra tutti il treno, il muro, la grafica, le tele e tutti i supporti cartacei. Da mesi cerco di comporre i miei pezzi con maggiore semplicità attraverso una sorta di “espressionismo tipografico” accompagnato da un utilizzo moderato del colore. I miei personaggi non hanno nome, anche se salvo le foto nel mac con nomignoli scandalosi.

Mi dicevi che ultimamente dipingi a tecnica mista, utilizzando anche i pennelli su muro. Vuoi parlarcene più dettagliatamente?
Si, ultimamente dipingo molto a tecnica mista, con spray, tempere, colla e carta. I pennelli mi aiutano a concepire pezzi di dimensione maggiore e le tempere a semplificare lo stile e a non intossicarmi.

Cosa conta secondo te per essere un buon writer?
1) conta il rispetto totale per ogni realtà o differenza di stile
2) cercare di trovare affinità con gli spazi che ospitano i pezzi
3) l’evoluzione personale
4) il divertirsi sempre.

Quali sono gli artisti – writer e non – che ammiri e ai quali ti ispiri, da cui trai nuovi spunti e idee.
Spesso preferisco quasi non vedere troppo per non subire influenze sul mio operato. Comunque piuttosto che da singoli artisti o writers, ultimamente trovo più spunti dal mondo della grafica e dell’illustrazione.

Tra 10 anni come ti vedi?
Spero papà.

… in molti sostengono che a lungo andare una vita “writing centrica” possa annoiare anche la persona più invasata. Ti ci ritrovi?
I fanatici sono sempre i più noiosi, quindi credo proprio di si.

Se un ipotetico figlio ti dicesse che vuole iniziare a dipingere che tipo di consigli gli daresti?
Gli direi di mettersi sempre la mascherina.

Cosa ne pensi invece della scena italiana? Abbiamo secondo te delle peculiarità?
La caratteristica fondamentale del writing in Italia è l’originalità stilistica a seconda delle tante grandi e piccole città che vi sono, su uno strano territorio geografico.

A parte il writing cos’altro t’interessa e ti piace fare?
Writing a parte, mi piace tutto quello che finisce con “are” tipo mangiare, ballare…

Progetti per il futuro?
Magari avere figli e una stabilità economica.

Concludi con una frase – un saluto quello che ti va…
Grazie a tutti coloro che mi hanno dato degli imput forti, passione e felicità.Saluto tutti i fratelli di eys-m4c-arf-zse.

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