Intervista a Sisma

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Metti un bel sabato pomeriggio ho appuntamento con Sisma per intervistarlo. Si presenta con, con una busta colma del suo repertorio; andatura sicura, saluta, chiede un caffè e poi si siede lì. Perde 4 parole in convenevoli e dopo pochi mitui la mia prima impressione si consolida, Sergio è davvero un bravo ragazzo, una persona a modo come poche, un interlocutore ideale che sa ascoltare e consigliare, una persona saggia, che dipinge per sè, non perchè va di moda e soprattutto di una modestia disarmante.

I tuoi personaggi da cosa traggono spunto?
Per quanto riguarda i personaggi, quando ho iniziato a dipingere mi sono ispirato a quelli che a mio avviso erano e sono i maestri dell’illustrazione: Zero T e Dayaki, un bel puppet lo identifico con una loro produzione. Certo oggi ci sono cose a livello tecnico molto più ricercate, è semplicemente una questione di gusto, di tratto e personalità!
Poi abitando a Milano anche la scuola dei TDK ha avuto un peso importante, sono stati loro a realizzare le prime murate grosse con delle illustrazioni serie, le andavo a vedere in Martesana. Ai tempi andarci era davvero una figata perchè potevi vedere i pezzi dei ckc , dei tka e tdk! Era davvero una gran cosa vedere stili completamente diversi, ma che allo stesso tempo spaccavano.

Come mai ti sei concentrato di più sull’ambito figurativo piuttosto che sul lettering?
Premetto che ho sempre avuto una grandissima passione per il disegno,quindi non si tratta di una scelta in qualche modo discriminatoria, ma proviene essenzialmente da questa grandissima passione che coltivo fin da quando ero bambino. Poi perchè attraverso il figurativo, riesco ad esprimermi meglio che facendo delle lettere, ma non le ho mai trascurate e anche adesso sto realizzando molti pezzi con lettere. Mi interessa molto studiare forma ed equilibrio di un pezzo, cercare di legare alla scritta anche un effetto grafico. Poi sai stando a Milano la lettera è importantissima, proprio per un discorso di scuola che hanno introdotto i CKC.
Il figurativo mi viene molto più istintivo e per me l’istintività è la cosa migliore nei graffiti!
Ope diceva che disegno le lettere come disegno i puppet, si riesce comunque ad evincere quella che è la mia impronta, questo grazie anche alle colorazioni, la scelta di usare il bianco non è casuale ma serve conferire alla scritta più tridimensionalità, oppure scegliere di ombreggiare alcuni punti.

Come hai iniziato ad interessarti al writing?
Avevo più o meno 17 anni, ero un ragazzo come tanti, però con una grandissima passione per il disegno, praticamente non facevo altro anche durante le lezioni. In questo ambiente mi ha introdotto una ragazza che mi dava ripetizioni, mi ha parlato dell’hip hop e sono rimasto molto affascinato da questa filosofia di pensiero, basata sul rispetto, uguaglianza. Poi il writing collimava perfettamente con la mia passione per il disegno. Assieme ad un mio amico ci facevamo i tour in Martesana e in Giambellino per vedere le Hall of fame, mi colpirono molto i lavori di Drop C e Rae dentro ci vedevo l’istintività e impazzivo per i puppet di Kayone, di una precisione incredibile. Per me lui era una sorta di Zero T a Milano, perchè ha realizzato tante illustrazioni legate all’old school e adoro tutto ciò che è legato a questo gusto.

Mentre per il lettering?
Per le lettere sono sempre stato indeciso, prima ho cercato di puntare sulla semplicità, poi sono rimasto affascinato dalla scuola dei maestri ckc per cui volevo evolvere e stravolgere le lettere. Cercavo di aprire i miei orizzonti, dentro al pezzo volevo metterci di tutto, sia illustrazione, che lettering! Attualmente non so bene che compromesso ho raggiunto, se vuoi i miei lavori tendono un po’ alla scuola Newyorkese, ma amo variare! Voglio vedere se facendo un passaggio diverso dalla volta precedente viene fuori qualcosa di meglio, o di peggio.

Cosa ti piace di un pezzo? Qual è quella cosa ti fa piacere il tuo pezzo o quello di un altro?
Il tratto, la decisione, io dopo tanti anni non mi sento ancora una persona sicura, mi piace il tratto netto e marcato, nelle mie cose non lo vedo ancora, ma tutto sommato mi piace così un po’ indeciso e sporco, che dia l’idea del non ritoccato. Poi l’equilibrio, la scritta deve essere si istintiva, ma comunque dietro ci deve essere un certo studio che supporti l’armonia delle forme, in passato la prima traccia che facevo andava bene, oggi invece ci ripasso sopra più volte aggiungendo dei passaggi, per conferire alle lettere una marcia in più, che mi soddisfi maggiormente.

Parlami dell’amicizia con Pazol.
Io e Pazol ci siamo conosciuti grazie ad un amico in comune, anche lui aveva iniziato a dipingere più o meno parallelamente a me, condividiamo le stesse passioni, e siamo una squadra affiatata, poi in passato io curavo maggiormente l’ambito figuravo, mentre lui le lettere. Poi Paolo è una grandissima persona! Ogni volta che dipingiamo assieme o semplicemente ci vediamo mi da grandissima soddisfazione e mi rimane nel cuore, non ci sono episodi particolari, i momenti che abbiamo vissuto assieme sono tutti importanti e intensi.

Senti la competizione?
Assolutamente si, ma con me stesso! C’è stato un momento in cui desideravo essere il migliore e fare le cose alla perfezione, ma in questo mondo ti accorgi sempre che c’è qualcuno sempre più bravo di te. è comunque bello portare avanti il proprio discorso con passione, non sento la competizione con gli altri, dipingo perchè ho il piacere di farlo.

Cosa ti spinge a continuare lungo questa strada?
E’ molto difficile da spiegare, arrivo davanti ad un muro, prendo lo spray, faccio la traccia, è una sensazione bellissima, che non so esprimere è quasi liberatoria. Arrivo su muro e mi sento esplodere, è una passione fortissima, tralasciando il discorso del writing amo disegnare ed è qualcosa che viene fuori dal cuore.

Come vorresti che si evolva il writing negli anni futuri?
Mi farebbe piacere che il writing venisse preso più in considerazione, ci sono tantissime persone con un grande talento che meriterebbero dei riconoscimenti per ciò che hanno fatto, non dico arrivare a guadagnare somme stratosferiche, ma almeno riuscire a vivere, sarebbe bellissimo riuscire a vivere delle proprie passioni! Mi piacerebbe anche che venisse accettato socialmente, la gente ci convive con queste cose quotidianamente, quindi potrebbe anche mandarla giù. Poi però c’è il fattore dell’illegalità, è giusto che il writing non venga snaturato, però guardandoti in giro vedi delle scritte brutte, alcune sembrano quasi fatte per dispetto. L’illegalità, le tags mi stanno bene, ma non è che puoi andare a scrivere dove ti pare e piace, ci sono dei posti che non vanno toccati e in quel caso se la gente ti da del vandalo te lo tieni. Certo mi piace da morire scrivere, ma non mi sono mai messo a realizzare tags a destra e sinistra. Ho fatto qualche lavoro illegale e ti posso dire che la cosa bella di questa cosa è l’adrenalina, arrivi davanti al treno tesissimo e tracci, continuando a guardarti in giro, sei teso, però poi ti fai prendere bene dal pezzo. La cosa bella dell’illegalità è non farla diventare rutine, ogni volta che esci dovresti sempre ricevere una bella scossa positiva come se ogni volta che ci vai fosse sempre la prima.

Progetti per il futuro?
A prescindere che sono una persona molto indecisa, oggi vorrei fare una cosa e magari domani cambio idea, ma non è un fattore d’incoerenza è che vorrei sempre il meglio. Portare avanti le mie idee con determinazione. Non ti dico che mi piacerebbe realizzarmi nel lavoro perchè non amo lavorare! Vorrei disegnare sempre e comunque, magari lavorare in questo ambito, come un musicista che si alza la mattina e non dice ‚”vado al lavoro, ma vado a suonare” mi piacerebbe svegliarmi e dire ‚”vado a disegnare”!

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