La rivincita dei cioccolatai

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Erano 34 i cioccolatieri in Milano all’epoca di Radetzky; fabbricanti in proprio di cioccolato, essi avevano i caratteristici negozi chiusi da grandi portoni che, all’apertura, si spalancavano come le ante di una finestra. Su queste quinte laterali erano dipinte varie scene di cioccolatai al lavoro; ma erano generalmente, opera di pittori molto scadenti. Si trattava decisamente di “brutte figure” in senso pittorico, che la gente aveva preso a chiamare “figure di cioccolataio”.
Questa dovrebbe essere l’origine della tipica espressione milanese: la “figura del cioccolataio” che non vorrebbe farla nessuno, perchè significa una brutta figura, comunque all’origine non era dispregiativo ed esprimeva solamente un franco giudizio estetico.

Poi le botteghe dei cioccolatai sono scomparse ma l’espressione è rimasta. Così oggi a Milano nessuno vorrebbe fare la figura del cioccolataio, anche se non sa cosa vuol dire.
Ovviamente i pittori meneghini, sanno bene cosa significa questo termine, e forse inconsciamente è l’espressione più temuta; quella che decreta all’istante la fine di una carriera.
Eppure, non essendo rimasto nulla a testimoniare questi lavori, se non la parola stessa, per fare un paragone con i nostri giorni, non ci resta che usarla per definire quel lavoro artigianale del dipingere e decorare le saracinesche dei negozi solitamente con le vernici spray.

E qui posso affermare con certezza, che la stragrande maggioranza dei writers si sono ritrovati almeno una volta ad eseguire qualche committenza del genere; e sto parlando degli stessi artisti che oggi vengono apprezzati da gallerie e critici! Io stesso mi sono prestato più volte, da giovane writer a decorare qualche saracinesca di negozio dietro pagamento del committente, e come me, centinaia di giovani, occasionalmente o in modo continuato; alcuni ne hanno fatto quasi una professione, s’intende, assolutamente dignitosa! “Portando a casa”qualche centinaio di euro a saracinesca, si può fare benissimo un buon stipendio più che meritevole! Oltretutto, per almeno venti anni, nessun writer di strada si era mai sognato di entrare in una galleria, tantomeno aveva per la testa l’idea di farsi chiamare artista; fare lavori occasionali, oltretutto divertenti, è sempre stata una pratica onorevole.

Ovviamente, vista la natura selvatica del writer, quasi mai metterà lo stesso impegno che impiegherebbe nell’eseguire il proprio, con il risultato che le saracinesche dipinte in cui ci imbattiamo solitamente per la città, lasciano veramente a desiderare.., complici ovviamente anche i “committenti” generalmente di “bocca buona” e “braccio corto”(nel pagamento), nonché la scarsa considerazione che per un trentennio ha accompagnato questo genere di arte.
Mi viene da pensare, che anche i cioccolatieri nei primi del 1800, fossero di “braccio corto” e “bocca buona”, e che quindi pagassero poco i loro pittori squattrinati, che per la legge del mercato si comportavano di conseguenza: “ mi paghi poco, e io ti faccio un disegno veloce e approssimato”.

Ma adesso che succederà? E se qualcuno estrae la “saracinesca” dipinta dal famoso writer street-artista del momento? Quello affermato sull’onda di Bansky, consacrato da Sgarbi in persona al PAC di Milano nella mostra Street art Sweet Art del 2007, e adesso, nientemeno che alla Biennale di Venezia?
Coloro che fino al giorno della famosa asta di Christie’s, in cui Brad Pitt e Angelina Jolie consacrarono ufficialmente con il denaro, l’artista misterioso e “fuori della legge”, si sono messi allo scoperto nella speranza di portare a casa fama e soldi, a sgomitare nella ressa dell’affollatissimo ambiente della strada, come se la caveranno di fronte al loro passato?
Bè, per molti il problema non sussiste, essendo già nati con lo scopo della carriera artistica, cercando di passare per una scorciatoia, non si sono mai (peccato per loro) sporcati le mani con umili lavori, o per loro fortuna, non ne hanno mai avuto il bisogno, comunque vada, i più possono sperare che il tempo logori i loro lavori poco presentabili sulle riviste patinate e cataloghi di circostanza, che cancelli le tracce del passato non in linea con il mainstream richiesto; mentre altri ancora si affrettano a costruire un “torbido passato” che vende bene e va sempre di moda.

Milano è culla della street-art nostrana, dei cioccolatai e di tutte le tendenze underground che radicavano prima qui che altrove, dei cambiamenti repentini e della ribalta, attendiamo con impazienza di vedere se faremo la “figura dei cioccolatai”, ma intanto godiamoci la vittoria dei medesimi, perché nella strada c’è spazio per tutti, nel mercato dell’arte no! Era scontato, che una scena così vasta, complessa e massiva come quella del mondo della street-art, irrompendo nel mercato tradizionale avrebbe creato scompiglio, e potrebbe addirittura cambiare le regole che sembravano ormai consolidate nell’ultimo secolo.

Per quanto mi riguarda, io sono e sarò sempre prima di tutto un artigiano, contento e fiero di esserlo, e del mio pane guadagnato con dignità. ( e mi piace pure il cioccolato!).

Marco Teatro

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One comment on “La rivincita dei cioccolatai
  1. Airone says:

    “Assillato dai pensieri” (credo riguardo alla partecipazione alla Biennale) come premette, Marco mi ha scritto questa mail ed io mi sono permesso di pubblicarla. Avrei molte e più considerazioni, anche differenti e alcune distanti, ma intanto la prima è che per fortuna c’è ancora qualcuno che s’interroga riguardo a ciò che fa…

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