RECENSIONE Brain “Brainstorm”

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BRAIN

BrainStorm

(SEMAI, 2009)

Dizionario (inglese) alla mano, brainstorm – letteralmente “tempesta cerebrale” – è un sostantivo che significa “raptus”, “attacco di pazzia”, ma anche “idea”, “progetto”, “ispirazione improvvisa”. E’, però, anche un verbo che può essere tradotto con “confrontare le proprie idee con altri su un problema specifico”, da cui l’espressione, ormai di uso comune anche in italiano, brainstorming. In un brainstorming ognuno lascia uscire liberamente le proprie idee riguardo a una determinata questione con l’obiettivo di aumentare le possibilità di trovare soluzioni o chiavi di lettura e di stimolare gli altri a fare lo stesso: il vortice di idee e di intuizioni così generato porta spesso a risultati che una persona da sola non raggiungerebbe.

L’idea di brainstorming, quindi, rimanda direttamente al concetto di “pensieri a ruota libera” o, meglio ancora, di “flusso di coscienza tumultuoso che porti a un risultato creativo”: un qualcosa di apparentemente disordinato che è, però, finalizzato a sviluppare, a creare, o almeno a provarci.

Il debutto solista di Brain – MC parte della ben nota crew bolognese Fuoco Negli Occhi – si serve di procedimenti molto simili per provare a descrivere e analizzare gli aspetti più reconditi della psiche umana: l’approccio scelto è vicino a quello psicanalitico, in particolare nei frequenti spoken word con cui Micha Soul – vocalist dei FNO e moglie dello stesso Brain – introduce e “inquadra” le diverse tematiche cui si riferiscono i singoli pezzi del disco.

Brain è un rapper molto capace tecnicamente, dal lessico ricercato, dalla metrica evoluta e dall’extrabeat fulminante: quali migliori strumenti per accumulare rapidamente innumerevoli immagini, metafore e riferimenti in modo da creare una sorta di flusso di coscienza? Teoricamente nessuno: il flow di Brain è letteralmente irrefrenabile e incalzante, a tratti talmente veloce e intricato da necessitare di vari ascolti per essere compreso appieno. Esattamente come accade con certe associazioni mentali che, a volte, si susseguono nella nostra mente a velocità tale da non delineare un concetto preciso ma solo una serie di sensazioni e suggestioni. E’ in questo modo, soprattutto, che funziona BrainStorm: creando complessi scenari verbali che trasmettano all’ascoltatore atmosfere e, appunto, suggestioni relative ai concetti sottesi ai vari pezzi. Il problema della maggioranza delle tracce del disco, però, è che i testi, seppur evocativi, si perdono sovente in virtuosismi, caratterizzandosi sostanzialmente come autoreferenziali, frammentari e finendo per non avere un filo conduttore vero e proprio (a parte le atmosfere che singolarmente creano). In sostanza, trasmettono più di quanto in realtà dicano. Certo il rap deve soprattutto trasmettere emozioni ma non si può sottovalutare o sfumare eccessivamente il contenuto. Eccezioni sono pezzi quali Proprio tu, con il suo schizofrenico dialogo allo specchio, Come, lucida riflessione sulla gestione del dolore e Zero, in cui Brain enuncia le proprie regole di vita, numerandole come fossero dei comandamenti esistenziali: in questi casi il tema è chiaro e le liriche sono focalizzate su concetti precisi e ben delineati. Brain, insomma, è tecnicamente ineccepibile e a tratti strepitoso (di questi tempi è una manna!) ma deve aggiustare il tiro sui contenuti della sua scrittura. Il risultato potenziale sarebbe tale da “mandare a casa” la stragrande maggioranza dei suoi italici colleghi.

Detto di Brain veniamo all’aspetto musicale, che è veramente da applausi: non c’è un beat scarso che sia uno! I nomi dei produttori, a parte pochi casi, non sono particolarmente altisonanti ma i risultati sono davvero ottimi: Manto, Specta (l'ex Supa Saian Crew firma la potente titletrack, con un sample di fiati che ricorda vagamente quello della Simon Says di Pharoahe Monch), TaCash, Mare Marco (ottima Come), Freshbeat (Terra di nessuno – ritmo in levare, basso dub e fiati orientaleggianti – è semplicemente spettacolare!), DJ Lugi (la sua funky Hiphopcondria è l’unica base “solare” del disco), Bargeman47, DJ Cue L300, Shezan il Ragio e Madj (autore di una particolarissima base tra il circense e il cartoonesco per Giusto nel tempo di un joint) confezionano strumentali coi fiocchi su cui la tecnica di Brain può esaltarsi al meglio. Le atmosfere sono perlopiù cupe e oscure, come si conviene ad un viaggio nella misteriosa psiche umana.

Decisamente riuscite anche le collaborazioni: FNO al gran completo – dall’ottima Micha Soul (gran voce dall’eccellente personalità) ai sempre potenti Prosa e Chiodo – oltre a personaggi del calibro di Ensi e di un disimpegnato e divertente Kiave.

Testi da focalizzare meglio a parte, BrainStorm è davvero un gran disco: ottimo rap, ottime produzioni e ottimi featuring. Se Brain riesce a essere più concreto nella scrittura rischia di diventare una specie di mostro. Ce lo auguriamo vivamente.

www.myspace.com/brainfno

www.myspace.com/fuoconegliocchi

voto: 8.6

 

(Michele Cavagna)

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One comment on “RECENSIONE Brain “Brainstorm”
  1. Mario says:

    Io c’è l’ho originale. è incredibile sto disco, lo ascolto da mesi ininterrottamente e ancora non mi sono stancato della tecnica. grazie per la recensione, sto disco non l’a cacato quasi nessuno eppure è una dei migliori del 2009

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