RECENSIONE CoSang “Vita Bona”

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COSANG

Vita bona

(POESIA CRUDA/AREA LIVE/UNIVERSAL, 2009)

Chi more pe’ mme, primo disco dei napoletani CoSang, incontrò nel 2005 – ben prima dell’uscita di “Gomorra” e del relativo fenomeno editoriale e mediatico che seguì il libro di Saviano – un sorprendente e meritatissimo successo nella scena underground italiana raccontando le realtà più degradate della periferia del capoluogo campano con parole semplici e dirette, senza retorica, vittimismo e – soprattutto – sensazionalismo.

‘Ntò e Luchè, direttamente dal quartiere di Marianella, hanno messo in musica e rime (rigorosamente in dialetto) quello che vedono da sempre e con cui hanno sempre convissuto: la loro non ha la pretesa di essere una crociata o una denuncia ma semplicemente la descrizione e il racconto di quella che è la vita della gente comune in una situazione di enorme difficoltà e disagio; una situazione dove romanticismo e violenza urbana si alternano con impressionante semplicità. “Cerchiamo di fare musica motivata da una sofferenza, non solo causata da un fenomeno criminale, non siamo contro niente, siamo a favore delle emozioni”, dicono in Mumento d’onestà, uno dei pezzi chiave del loro secondo e nuovo album Vita bona, in cui spiegano che non si ergono a paladini di nessuno e prendono le distanze da facili strumentalizzazioni esterne. Da questo punto di vista Vita bona non si distacca molto dal disco precedente nel suo riportare fedelmente, come in un’immaginaria panoramica a 360 gradi, la realtà soffocante di una Napoli livida e drammaticamente differente dalle stereotipate immagini di città del sole che popolano l’immaginario collettivo. 

I CoSang parlano della loro Napoli con rabbia e amore allo stesso tempo, quell’amore che si può provare solo per il luogo in cui si è nati e cresciuti: un luogo che, volenti o nolenti, resta dentro per sempre. Le liriche, però, oltre che meno nichiliste e senza speranza che sul debutto (il titolo stesso del disco si riferisce alla tensione verso una vita diversa e migliore), sono anche più mature e testimoniano sicuramente una discreta crescita sia lirica che tecnica. A livello musicale, poi, le differenze con Chi more pe’ mme sono ancora più marcate. I beat, da asciutti e minimali che erano, diventano più vari e sfaccettati, sia nelle ritmiche che negli arrangiamenti: decisamente abbondante l’uso dei sintetizzatori, mai comunque furbi o modaioli, che conferisce un’atmosfera intensa e drammatica alle strumentali senza però renderle fredde e distaccate. A livello ritmico si riscontrano soluzioni meno tradizionali rispetto al passato e maggiormente vicine a modelli più moderni e diversificati. Il logo Universal comunque, nel caso qualcuno abbia dei dubbi, testimonia esclusivamente che questo lavoro è distribuito da una major: nelle produzioni e nel rap non c'è la minima traccia di mainstream o commerciale. Non è da tutti.

Vita bona è un disco sentito e viscerale che fonde nel migliore dei modi le liriche – sempre sospese tra iper-realismo e spinta poetica – e le produzioni dense e cariche di spessore emozionale. Tra i momenti più riusciti vanno assolutamente citati – in rigoroso ordine di tracklist – l’iniziale gragnuola di ricordi di 80-90, la franchezza disarmante (e così rara, oggi, in Italia) di Mumento d’onestà, l’ode alla propria terra di Riconoscenza (pezzo di una bellezza imbarazzante), le dinamiche di strada di Amic nemic, l’orgoglio di Nun saje nient’ e me (poderosa posse cut con i sempre ottimi Fuossera), gli amori impossibili e drammatici della bellissima Quanno me ne so juto e le amare riflessioni sui compromessi del successo di Vita bona. I featuring al microfono vedono i già citati Fuossera, la leggenda franco-napoletana Akhenathon, l’istituzione partenopea Raiz, il dominicano El Koyote, Monsi Du 6 e un non molto incisivo (peccato!) Marracash. La maggior parte delle produzioni è curata da Luchè e dal giovanissimo – e  terribilmente promettente – talento Guido 'O Nan. Preziosi apporti anche da Giuseppe D’Aniello, Vincy Acunto e Monsi Du 6.

Vita bona ha qualche punto debole in un paio di pezzi leggermente meno efficaci degli altri ma nel complesso è un disco che colpisce nel segno, si pone sicuramente tra i lavori migliori del 2009 in Italia e riconferma il valore dei CoSang come realtà di assoluto valore nella scena hip-hop nostrana; la loro rimane poesia cruda preziosa e di ottimo livello.

www.cosang.com

www.myspace.com/cosang

http://www.myspace.com/poesiacruda

voto: 8.9

 

(Michele Cavagna)

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