RECENSIONE DJ Gruff “Sandro O B”

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DJ GRUFF

Sandro O B

(SINFONIE, 2009)

Un nuovo disco di DJ Gruff, piaccia o meno, merita sempre attenzione. Sì, perché – indipendentemente da quelle che possono essere le opinioni, anche legittime, dei singoli sulla sua persona – tecnica, capacità musicale, poetica e originalità del signor Sandro Orrù sono indiscutibili, anche volendo ignorare (per assurdo) il ruolo che questi ha avuto nella nascita e nello sviluppo dell’hip-hop in Italia. Ecco dunque che, dopo Bastard del 2008, arriva Sandro O B (Sandro Orrù bastardo) ad aggiungersi alla ormai sterminata discografia di Gruff. Quanto all’uso della parola bastardo, Gruff precisa che “si tratta del molteplice significato del termine”: ad ognuno, quindi, l’interpretazione dell’insistenza su questo epiteto da parte del Nonvenevole nazionale.

Sandro O B – come ormai abitudine da diverso tempo per le uscite di Gruff – è un disco molto vario che utilizza l’ortodossia hip-hop come riferimento e punto di partenza per assecondare le diverse ispirazioni e sperimentazioni (dall’elettronica, anche piuttosto sperimentale, a scenari quasi acustici) di un autore sempre alla ricerca di nuove soluzioni espressive. Rap – sempre teso tra nonsense, sarcasmo e poesia – e  scratch possono essere considerati le costanti formali della sua musica anche se in diversi episodi Gruff utilizza, in modo personale e decisamente riuscito, un cantato melodico e più tradizionale (come nel ritornello dell’ottima 1500 lire o nelle bellissime e semi-acustiche Ti canto e Mentre ci penso un po’).

Potremmo definire come concept di Sandro O B semplicemente la necessità di esprimersi liberamente attraverso la musica e la propria fantasia: ciò ha generato un disco decisamente eterogeneo che riserva parecchie sorprese e – grazie all’assoluta libertà che lascia all’ispirazione più pura – affascina sia per i pezzi più riusciti che per quelli che lo sembrano meno. Una cosa è certa: c’è davvero pochissimo di scontato e questo, unito ad un estro unico nel suo genere, costituisce una boccata d’ossigeno vitale in un ambiente musicale dove superficialità commerciale, aria fritta e trito&ritrito sembrano cancri implacabili ed endemici.

C’è da dire che gli episodi migliori di Sandro O B sono assolutamente spettacolari: da 1500 lire, poetica ode alla Milano che fu di Gruff, alla bellissima L’attitudine, magistralmente prodotta da Bonnot, dalla superfunky Squadra Antimale alle “battagliere” Caseconda e Merda secca, dalle splendide e già citate Ti canto e Mentre ci penso un po’ all’elettronica sperimentale di Liveli e Labirinto. I pezzi rimanenti presentano sempre elementi interessanti – vuoi per le soluzioni musicali adottate, per il rap o per l’onnipresente scratch – ma paiono, singolarmente, meno riusciti o compiuti.

Tantissimi gli artisti che partecipano a questo lavoro apportando le loro skills: al microfono troviamo diversi rappresentanti della scena campana – scena che Gruff ritiene essere quella con la più alta concentrazione di rimatori davvero potenti –  come l’ottimo Clementino (il più presente con ben 4 featuring), Speaker Cenzou, Svez, Ekspo, Paura e Sawerio ma anche personaggi di altra provenienza come il calabrese Marco Lombardo (aka L-Mare, 3 featuring), Dre Love ed Esa (nella buona Ronde). Allo scratch, oltre all’immancabile Gruff stesso, gli ottimi Scratch Busters, Pijei Gionson e il puro talento monzese 2P (assolutamente devastante nel finale di Caseconda).

No, Sandro O B non è un disco perfetto – tra l’altro lo stesso Gruff, vista la natura di continua ricerca ed evoluzione che caratterizza tutta la sua produzione, non amerebbe che un suo disco fosse definito perfetto – ma è una splendida testimonianza di libertà intellettuale e artistica che non può che essere considerata preziosa nel contesto dell’hip-hop italiano. Che liveli!

voto: 8.75

 

(Michele Cavagna)

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