RECENSIONE Groovenauti “Beauty Industries – the soundtrack”

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GROOVENAUTI

Beauty Industries – the soundtrack

(IMPRONTA KRU/SLOWATER, 2009)

In un 2009 che ha visto il sud Italia stracciare letteralmente il nord quanto a livello delle uscite hip-hop, Beauty Industries – the soundtrack rappresenta una delle eccezioni più eclatanti. I trentini Groovenauti, dopo l’ottimo Overkill del 2007, hanno voluto realizzare una sorta di colonna sonora dello splendido albo a fumetti Beauty Industries (Leopoldo Bloom editore), opera dell’artista fiorentino Ausonia: una serie di strisce senza parole che raccontano, in un inquitante e livido bianco e nero, un mondo di apparente e alienata serenità che nasconde terribili contraddizioni disumanizzanti.

Il “produci, consuma, crepa” di memoria CCCP si trasforma in un, se possibile, ancora più drammatico “compra, consuma, vegeta”, dove tutto è in vendita con un prezzo e l’uomo – ormai completamente passivo e tagliato fuori – non può che essere una rotella nell’ingranaggio dell’industria che fa apparire tutto bello e rassicurante.

I Groovenauti sono diventati un trio: al produttore Max Producer e all’MC Psycho si è aggiunto il bassista Tekem, che partecipa in parte anche alle produzioni musicali e ai testi. Le coordinate del suono groovenauta restano quelle di un hip-hop astratto e sperimentale che flirta abbondantemente con l’elettronica e con elementi indie/alternative… suona pretenziosa la descrizione della loro musica, chissà la musica stessa?? E invece no. Come su Overkill, e forse qui in maniera ancora più sottile e perfezionata, gli scenari sonori disegnati riescono a mantenersi in mirabile equilibrio tra disorientamento e allucinazione, panico e poesia, mistero e disillusione, senza apparire mai gratuiti, banali o prevedibili. Bisogna rendere conto a Max Producer, Tekem e Max Donatacci (che produce la bellissima Dall’oblò), di aver condensato in soli 35 minuti scarsi una qualità e un’intensità musicale davvero mirabile per le emozioni e le suggestioni che riesce a comunicare. Un piccolo capolavoro, senza dubbio.

Da parte sua Psycho, come sprofondato in uno scafandro simile a quello delle illustrazioni di Ausonia, esprime tutto lo spaesamento e l’ansia derivante dal vivere una non-vita che viene completamente indirizzata da entità esterne ed estranee alla propria coscienza, ormai ridotta a elemento del tutto marginale: al termine del “viaggio” è addirittura l’industria stessa a prendere la parola e a legittimarsi come guida, ragione ed effetto di tutto. Narrazione allucinata e parti strumentali concorrono magistralmente a creare un’atmosfera sospesa, arida e senza speranza che si sposa alla perfezione con le bellissime tavole di Ausonia. Già, perché anche l’artwork è parte di un disco, e nel caso di quest’ultimo lavoro dei Groovenauti è davvero clamoroso: roba da fare invidia a chiunque e che assolutamente impone, a chi sia anche solo vagamente interessato, di procurarsi il disco originale. Ne vale assolutamente la pena.

Beauty Industries non è certo un disco facile ma è realizzato con tale intelligenza e qualità da renderlo un lavoro prezioso e imprescindibile, specie nell’asfittica – e avara di originalità – scena musicale (non solo hip-hop) italiana. Groovenauti for president!

www.myspace.com/groovenauti

www.groovenauti.com

www.leopoldobloom.it/

voto: 9.5

 

(Michele Cavagna) 

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4 comments on “RECENSIONE Groovenauti “Beauty Industries – the soundtrack”
  1. Psycho says:

    Leggere una recensione del genere dove la tua musica viene compresa a certi livelli è quanto di meglio ti possa capitare da musicista. Grazie di cuore Michele, Sono contento che il disco ti sia piaciuto a questi livelli. Speriamo di tenere fede alle tue aspettative. Ora ci stiamo riorganizzando per proseguire il cammino nella sperimentazione sonora. Peccato che siamo in Italia e gli spazi per questa musica non ci sono…a volte è frustrante.

    Luke

  2. Giuseppe Donatacci says:

    Luca ha ragione, è una bella recensione.
    Vorrei solo chiarire che il pezzo “dall’oblò” non è di Max Donatacci, che non conosco, ma di Giuseppe Donatacci, che sono io…
    per il resto grazie per “la bellissima dall’oblò”, ne sono lusingato… i nomi tutto sommato contano il giusto, quello che conta è ciò che le persone fanno!
    Giuseppe Donatacci

  3. Mik says:

    Caro Giuseppe,
    mi sembrava ovvio che con quel “Max Donatacci” io intendessi “Giuseppe Donatacci”!
    se poi uno non vuole capire…

    Scherzi a parte, il mio cervello deve aver fatto uno strano tipo di crasi fra i dati “Max Producer” e “Giuseppe Donatacci”.
    Come un automa sono andato a riprendere la mia copia originale di ‘Beauty Industries’ per verificare che il tuo nome fosse riportato correttamente e lo è: il baco era (e probabilmente ancora è) nella mia testa. Niente di troppo preoccupante alla fine.
    Complimenti ancora per il pezzo e perdonami dell’errore.

    Max Cavagna

    ps: sai qual’è la cosa assurda poi? che neanch’io so chiccazzo sia ‘sto Max Donatacci!! pazzesco…

  4. Giuseppe Donatacci says:

    magari, max donatacci adesso si va pavoneggiando in giro dicendo che ha collaborato ad un disco!!!
    nulla di grave non preoccuparti, l’importante è che il progetto sia ben riuscito!

    Giuseppe Donatacci

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