RECENSIONE Kento “Sacco o Vanzetti”

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KENTO

Sacco o Vanzetti

(RELIEF RECORDS EU, 2009) 

Sacco o Vanzetti è un disco prezioso e importante. È un insieme di suggestioni e messaggi semplici e primari che confluiscono in qualcosa di estremamente profondo e di difficile sintesi. La poesia di Montale – cui, fra le altre innumerevoli citazioni, Kento fa riferimento più volte – è particolarmente adatta a descrivere il procedimento che da parole nude e grezze porta a mondi interiori dalla profondità impossibile. “Non chiederci la parola che squadri da ogni lato l’animo nostro informe”: la prima poesia della raccolta Ossi di seppia viene alla mente riguardo a diversi aspetti di questo disco. 

Racconta, innanzitutto, l’impossibilità di sintetizzare in linguaggio il mistero dell’anima e dell’esistenza, così come risulta veramente difficile definire in parole il nucleo caldo e pulsante dell’insieme di emozioni che questo disco comunica. Ancora, Una volta mi hai chiesto di spiegarti cos’è, traccia tra le più belle e intense di Sacco o Vanzetti, parla dall’inizio alla fine di qualcosa che non viene mai nominato esplicitamente: l’amore universale? Il perché della vita? Non chiederci la parola, perché non c’è. Infine, la prima delle due bonus track si intitola Ciò che non siamo; chiudendo il suo disco d’esordio Kento sposa la conclusione cui giunge Montale alla fine della sua poesia: “Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”. Non sappiamo esattamente chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo e perché, ma sappiamo di certo ciò che non vogliamo essere, ciò che rifiutiamo. L’unica certezza che il poeta ha e può trasmettere è negativa. Forse il nucleo tematico di Sacco o Vanzetti sta proprio qui: in quella insopprimibile forza misteriosa che spinge l’uomo a vivere e a lottare nonostante, di fatto, brancoli nel buio e sia costantemente vulnerabile alla morte o alla sorte avversa. Sacco e Vanzetti rappresentano la forza degli ideali e della coerenza anche di fronte alla morte. C’è qualcosa in loro che surclassa e prevarica addirittura l’istinto di sopravvivenza, imperativo biologico che teoricamente comanda, sopra ogni altra cosa, tutti gli esseri viventi.

Disco, innanzitutto, dal titolo impegnativo. I nomi di questi due anarchici italiani, emigrati negli Stati Uniti nel 1908 e celeberrime vittime di ingiustizia giuridica, sono solitamente legati dalla congiunzione “e”: Sacco e Vanzetti. Non è così, però, nel titolo scelto da Kento, e per un motivo ben preciso. Nicola e Bartolomeo, seppur uniti da valori e ideali molto simili, erano due persone profondamente diverse fra loro e reagirono in modi pressoché opposti al processo che li vide imputati (ingiustamente) per omicidio e alla conseguente condanna a morte (nel ‘27). Kento mette l’accento sul diverso approccio dei due alla loro vicenda, approccio che si riflette, più in generale, in diversi modi di intendere e vivere la vita. Sacco rifiuta totalmente il sistema, al punto di arrivare quasi a estraniarsi dalla realtà e a vivere il processo come se fosse già morto; Vanzetti, al contrario, non smette mai di lottare e di provare a smascherare le ingiustizie del sistema di fronte a tutto e tutti. Rifiutare nichilisticamente ciò che ci pare sbagliato “o” combattere instancabilmente pur senza possibilità di successo: l’aspetto sociale di questa storia diventa così metafora applicabile a ogni elemento della vita, dai rapporti con gli altri, ai sentimenti, ai valori, all’arte (di cui, non scordiamocelo mai, fa parte anche la musica). La vicenda dei due, quindi, è il concept di fondo di questo disco ma lo è perlopiù in maniera indiretta. Centrali sono soprattutto i valori, le problematiche e le realtà cui la loro storia rimanda: le proprie radici strappate, l’amore per la vita e per la libertà più vera e interiore, la lotta contro un sistema marcio, la coerenza (fino all’ultimo) con i propri ideali, il coraggio di stare al di fuori delle tranquille linee guida tracciate per la massa e di correre i rischi conseguenti. Sacco o Vanzetti parla di tutto questo e lo fa riuscendo a coinvolgere l’ascoltatore in virtù di una scrittura magistrale, di una tecnica esemplare e di una produzione musicale (perlopiù di stampo funk) strepitosa per qualità, continuità e varietà.

Nonostante il nutrito gruppo di ospiti, questo è soprattutto il disco di Kento – MC calabrese, vecchia conoscenza dell’underground nazionale assieme a Gli Inquilini prima e al progetto Kalafro Sound Power più di recente – e Peight – produttore e artista napoletano che cura, con risultati spettacolari, la quasi totalità di musiche, produzioni e arrangiamenti. Vanno subito fatti i complimenti ai due perché Sacco o Vanzetti è un disco assolutamente clamoroso, che può già tranquillamente essere definito un classico dell’hip-hop italiano: contenuti, messaggio, poesia, tecnica e produzione di altissimo livello oltre a quel qualcosa di indefinibile di cui si parlava sopra e che lo rende un disco speciale, che va ben oltre la somma delle canzoni che lo compongono. La quantità e la qualità dei concetti e delle emozioni che questo lavoro riesce a comunicare all’ascoltatore sono impressionanti e altrettanto stupefacente è la capacità che ha Kento di non essere mai didascalico o eccessivamente diretto: nonostante la centralità della prospettiva rivoluzionaria, sociale e impegnata di questo lavoro, Kento mantiene un equilibrio e una naturalezza tali da conferire al suo messaggio una valenza assolutamente universale.

In un disco dove nessuna traccia può essere classificata al di sotto dell’eccellenza segnaliamo “solo” quelle che ci sembrano capolavori fatti e finiti: la preghiera laica di So che ci sei (fantastico il ritornello cantato da Martina May), la fiera e intensa presa di posizione di Stalingrado, la stupenda e già citata Un giorno mi hai chiesto di spiegarti cos’è, l’incredibile dimostrazione di forza di Poeta Laureato (senza bisogno di extra-beat e di ritornello!), il flow atipico della bellissima La Verità, la poesia utopica di Nel mio mondo, la disperazione d’amore di Silenzio e parole (da applausi il ritornello in stile canzone napoletana cantato da Peight, che regala anche ottimo rap in dialetto nelle sue strofe), l’esistenzialismo di Ciò che non siamo e la notevole anarco-posse cut finale, intitolata (A). Qualcuno potrebbe obiettare che Outro-È musica non c’entri nulla con il resto del disco ma sbaglierebbe; il testo scritto e recitato da Pupa Albo parla della musica attraverso quella che era la visione della stessa secondo Bob Marley: musica come strumento rivoluzionario di libertà e comunicazione. Oggi come oggi, purtroppo, ricordare alla gente che la musica è preziosa e va ascoltata con attenzione non è affatto didascalico o scontato, quindi ben venga! L'unico appunto, vista la qualità assoluta delle due bonus track, è che sarebbe valsa la pena di inserirle direttamente nella tracklist prima dell'outro (che avrebbe avuto più senso in coda a tutto).

In un 2009 che a livello nazionale ha visto lo strapotere del sud con i dischi di Kiave, Ghemon, Musta, Turi, Smania Uagliuns, Comma & Shogun e altri, Sacco o Vanzetti è un capolavoro che, a nostro parere, si guadagna il titolo di “disco dell’anno”, e forse anche qualcosa in più.

www.myspace.com/kentofromcalabria

www.reliefrecordseu.com/

voto: 9.75

 

(Michele Cavagna)    

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One comment on “RECENSIONE Kento “Sacco o Vanzetti”
  1. vINZ says:

    PENSAVO NON USCISSE PIU’ …. E INVECE ..
    FORZA RAGAZZO !!

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