RECENSIONE Kiave “Il tempo necessario”

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KIAVE

Il tempo necessario

(MACRO BEATS, 2009)

A due anni tondi dall'eccellente 7 respiri, Kiave – esponente di spicco del rap calabrese e fulminante freestyler – dà alle stampe il suo nuovo lavoro grazie all’ottima Macro Beats (gestita dal conterraneo Macro Marco), una delle migliori realtà indipendenti della penisola – oltre che grande mattatrice delle playlist hip-hop italiane di fine 2009 con Ghemon, Turi e, appunto, Kiave.

Caratteristica fondamentale di questo MC è la fierezza del suo rap: ottima tecnica, testi sempre ben costruiti, carichi di significato e declamati con una voce vagamente indisponente che non guarda in faccia nessuno. Lui lo sa benissimo e ne è giustamente orgoglioso. Non è un rapper accomodante o tranquillizzante ma uno che prende molto seriamente ciò che fa e, soprattutto, lo fa molto bene. Kiave non lesina critiche anche pesanti a coloro che in vario modo sviliscano rap e hip-hop. In tal senso Dignità, il pezzo che apre il disco, è emblematica e significativamente posta addirittura prima dell’intro stessa (il cui titolo, La dignità viene prima di tutto, risulterebbe un po’ didascalico se non fosse che, per troppi esponenti hip-hop nostrani, dignità e integrità artistica sembrano contare davvero poco). Kiave, effettivamente, la mette giù dura ma, vista l’assoluta non negoziabilità dell’argomento nella sua scala di valori, ha tutto il diritto di farlo, a costo di arrivare a strafare un po’ (dove, per “strafare un po’”, s'intende che sarebbe forse meglio limitarsi ad incarnare la dignità che riempirsene paternalisticamente la bocca).

Con questa secca presa di posizione – su potente produzione di DJ Argento – si apre un lavoro dalla qualità impressionante e che non perde un colpo fino alla fine: considerando che il tutto dura oltre un’ora, non è cosa da poco. Il pedigree dei produttori presenti è assoluto ed è confermato da una serie di beat – generalmente di stampo classico – da fare invidia a chiunque. In onore al concetto (purtroppo mai come oggi fuori moda!) espresso dal titolo di questo disco, per una volta ci prendiamo il tempo necessario a considerare singolarmente ogni sua singola traccia.

L’album parte deciso, con quattro tracce piuttosto energiche e dal sapore vagamente old school che accolgono l’ascoltatore nel migliore dei modi. La già citata Dignità è seguita da Metamorfosi, gran bel beat di Macro Marco su cui Kiave snocciola riflessioni sui pro e i contro del concetto di cambiamento; davvero bravo DJ Danko allo scratch. E’ tardi ormai, su un massiccio beat di Fid Mella, parla di coerenza artistica, soprattutto a fronte delle facili (oggi più che mai) tentazioni economiche del music business. Il ritorno del microfono in fiamme, con gli ottimi Clementino (grande entrata come sempre) e Franco Negrè, è puro rap da battaglia ben assecondato dalla carica strumentale di Macro Marco; discreto DJ Jumbo.

Le quattro tracce seguenti rallentano il ritmo e si fanno più soulful e intimiste. Comincia Fid Mella con la sinuosa Morfeo, cronaca di un amore idealizzato ma irrealizzabile se non nel mondo dei sogni (buona prova al cantato soul per Mama Marjas). Redenzione, ben prodotta da DJ Impro e Kiave, riflette sugli errori commessi nel passato e sugli insegnamenti che questi hanno lasciato. Quando rimo, su beat di DJ Argento, è una sentita ode al rap e al ruolo che riveste nella vita di Kiave. Il beat morbido e intenso di MainLoop accompagna la panoramica di Live Report sulle diverse – ma costanti – situazioni di degrado umano, sociale e istituzionale che un artista si trova a fronteggiare girando l’Italia per fare i suoi concerti (ritornello ben cantato da Patrick Benifei).

Conclusa la seconda parte, quella più rilassata, il disco ha di nuovo un’impennata di energia nei seguenti cinque pezzi, che tornano ad alzare il ritmo. Gravità – con un gran beat di Fid Mella che acquista solennità grazie ai sample di un coro di voci liriche – riflette sull’effetto alienante che la società ha sulle persone, finendo per annichilirne la volontà (“non rivoluzioni se non ti rivoluzioni”). In CS7, su un buon beat electro di Macro Marco, torna il rap da battaglia con Mirko e gli ottimi Cario e Brigante che danno spettacolo scagliandosi contro ignoranza e staticità in senso lato; buono DJ Jumbo ai piatti. Lettera al sole racconta al nostro astro principe quello che lui non vede mai: la descrizione intimista della notte e di ciò che essa porta è sostenuta da un bel beat di Mella con un basso electro abrasivo ed efficace (davvero ottimo Hyst nel ritornello). La relazione difficile con una ragazza che non riesce a lasciarsi andare ai sentimenti è protagonista di Time 4 Us: un ottimo boom bap aggressivo di Brenk conferisce tensione emotiva al sofferto testo di Kiave. Segue un’altra discreta botta funk, ad opera di DJ Lugi, con un riff di synth vagamente west coast nel ritornello: Momento cruciale contiene un invito – al sud come a chiunque si lasci tagliare fuori – a non stare con le mani in mano ma a cercarsi la propria fortuna e a non perdere le occasioni che si hanno (“nel momento cruciale devi bruciare, devi dare tutto”); è presente anche qualche frase in dialetto.

Seguono le ultime quattro tracce del disco, dove tornano atmosfere più morbide – senza che comunque il ritmo rallenti troppo – arricchite da interessanti accenti funk e jazz. In Da un po’, su una bella e sensuale produzione funk-soul di Macro Marco e Turi (con ritornello cantato da Hyst che si sposa perfettamente alla base), Ghemon e Kiave affrontano a turno argomenti caldi quali desiderio, attrazione fisica e quant’altro riguardi la sfera sessuale. Un gran beat soul-jazz di Shocca (che classe!) incornicia la Top Ten dei momenti migliori e più significativi della vita di Kiave. Il fastidio di Mirko per la banalità, la noia e le critiche sterili di chi sa solo “remare contro” è protagonista della seguente Déjà vu, che vede di nuovo qualche rima in dialetto: davvero ottima la produzione di Turi che utilizza un gran sample soul-jazz; riusciti anche i featuring di Mecna e DJ Danko (ottimo!). Chiude il disco la pensierosa e dolceamara Fuori dal mondo: Mirko si congeda dai suoi ascoltatori con un simbolico arrivederci a data imprecisata, lasciando trasparire il suo lato più fragile e timoroso di dove lo porterà il destino. Il beat tranquillo di MainLoop, con un intelligente sample di mandolino, accompagna al meglio le liriche malinconiche e agrodolci del rapper di Cosenza, che qui appare vulnerabile come non mai; il ritornello è opportunamente affidato al rap calmo e quasi parlato di Ghemon… si ha come la sensazione di finire un libro.

Se proprio volessimo trovare un limite a questo disco dovremmo probabilmente spostarci al di fuori del disco stesso e passare a considerare le diverse tipologie di ascoltatori: sicuramente, per qualcuno, Kiave può risultare un po’ pesante per come si prenda sempre tremendamente sul serio, per come insista sul valore della coerenza nell’hip-hop e nella vita (in Italia? Oggi?? Orrore!!!), per la sua voce o per come la usa. E’ di fatto probabile che un po’ più d’ironia e di leggerezza (che, sia ben chiaro, non vuol dire superficialità) renderebbero il suo rap, e quindi la sua musica, appetibile da più persone. Il punto focale, però, sta proprio qui: a Kiave interessa fare la sua cosa, non la cosa che interesserebbe alla maggioranza. E’ l’ascoltatore che deve decidere; Mirko ha già deciso da tempo, e senza il benché minimo dubbio! Dentro o fuori.

“Il tempo necessario” è un lavoro di primissima classe che rincuora non poco sul futuro di rap e hip-hop in Italia: curatissimo in ogni suo dettaglio, vario nelle sonorità, nelle atmosfere e nelle tematiche, con testi ottimamente scritti e interpretati da uno dei migliori e più sinceri (al limite dell’autolesionismo) MC italiani. Ogni altra considerazione lascia il tempo che trova.

www.mirkokiave.com/

www.myspace.com/mirkokiave

www.macrobeats.net/

www.blue-nox.com

voto: 9.5

 

(Michele Cavagna)

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