RECENSIONE Maxi B “Invidia”

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MAXI B

Invidia                                                                       

(LATLANTIDE, 2009)

E’ da un bel po’ di tempo che Maxi B si dà da fare, con profitto, nell’underground italiano e svizzero: le sue stelle di ordinanza se le è certamente guadagnate con Il Clan prima, in coppia con Kaso poi e infine con Michel e i Metro Stars. L’esordio ufficiale di questi ultimi, Cookies And Milk, è stato uno dei lavori migliori del 2006 in Italia, seguito a meno di un anno dal solido street album/mixtape Metrotape Vol. 1, interamente mixato da Dj Sice.

Dalle prime note di Invidia, primo disco solista di Maxi, è chiaro che siamo di fronte a un’inversione di tendenza nella musica dell’artista di Lugano: sonorità più modaiole e sintetiche, in linea con le tendenze più in voga tra i giovanissimi. Arriva il primo ritornello ed è evidente che anche una spiccata ricerca di soluzioni melodiche che si “incollino” al cervello dell’ascoltatore è diventata abbastanza prioritaria. Proprio per il discorso fatto all’inizio sulla militanza di Maxi nel più valido underground del decennio passato, bisogna riconoscere come questa scelta di provare ora a percorrere una via più commerciale sia assolutamente comprensibile anche se, probabilmente, non condivisa da tutti i suoi fan storici. Da questo punto di vista Invidia si può considerare un disco underground con caratteristiche stilistiche vicine al mainstream: aggiornamento alle sonorità che funzionano (vedi “vendono”) di più, decisa semplificazione dei testi e, infine, elementi melodici che garantiscano ai pezzi una forte memorizzabilità da parte di chi ascolta.

Nel caso di Maxi B – da sempre MC piuttosto concreto e pregnante – il cambiamento nelle liriche corrisponde a rime più facili e incastri più semplici ma, fortunatamente, non allo svilimento dei contenuti che lo hanno caratterizzato nel passato. Invidia ha uno dei suoi punti forti proprio nei molteplici messaggi consapevoli che Maxi riesce a comunicare attraverso la quasi totalità dei pezzi contenuti nell’album – escludendo i pochi casi in cui si prende sacrosante pause di cazzeggio quali, le peraltro ben riuscite, “Fuori controllo” (con i Metro Stars) o “Pompa, pompa, pompa”. Le rime, dicevamo, si semplificano parecchio: frequenti le ripetizioni di intere frasi quasi identiche fra loro e anche il ricorso a rime che finiscono con la stessa parola, artifici che funzionano in alcuni casi ma che alla lunga possono irritare gli ascoltatori più esigenti. Se aggiungiamo il fatto che tecnicamente Maxi non è mai stato un funambolo del microfono, questa semplificazione generale delle liriche rende il suo rap – pur carico di significati – decisamente meno avvincente e interessante di prima. Insomma, se nessuno potrà negare che Invidia comunichi tanto a chi ascolta, parecchi potranno invece lamentarsi della sua elementarità tecnica ed espressiva.

Le produzioni musicali rimangono una questione interna alla famiglia Metro Stars con DJ CI – nel gruppo ormai dal 2007 – a farla da padrone ma con contributi anche di Michel e DJ Sice. I molti pezzi carichi di sintetizzatori risulteranno un vero pugno in faccia per i puristi del beatmaking classico e della cultura del sample “vecchia maniera”. Il problema, in ogni caso, non è rispettare una formula o usarne un’altra, quanto produrre musica che comunichi emozioni a chi l’ascolta e che “suoni bene” (anche usando i synth, perché  no?). Una cosa, comunque, è certa: nei pezzi che usano pesantemente i sintetizzatori sono perlopiù i testi di Maxi B, piuttosto che le produzioni musicali, a comunicare emozioni all’ascoltatore. L’attitudine volutamente tamarra di molte strumentali si coniuga in maniera dubbia con la vena conscious della maggior parte delle liriche. Queste basi sono sempre prodotte con grande professionalità e attenzione (alle macchine non ci sono propriamente dei pivellini, anzi!) ma a volte mancano di anima, di groove e di quello spessore emotivo che le renda ascoltabili molte volte senza che sembrino svuotarsi progressivamente di significato. Sono pezzi che risulterebbero freddi e distaccati in una loro ipotetica versione strumentale. Anche la scelta di utilizzare l’Auto-Tune su diversi ritornelli è difficilmente spiegabile su un disco underground come questo. A che serve se non a far sembrare tutto ancora più freddo e di plastica? Sono elementi che sembrano aver poco a che fare con quello che quasi sempre Maxi comunica nelle sue liriche.

Trai pezzi che convincono maggiormente – per una buona accoppiata di rap e produzione – segnaliamo le intense Un altro uomo, Cosa voglio di più e In fuga Remix, l’ottima Come mi vuoi (con Primo Brown), le leggere Fuori controllo  e Pompa, pompa, pompa, la sensuale Non servono parole (con Loretta Grace) e l’interessante Destra Sinistra, basata sul celebre brano di Giorgio Gaber, che qui viene anche campionato.

Insomma, la nuova direzione presa dal rapper di Lugano convince solo in parte e, se gli procurerà sicuramente molti nuovi fan tra i giovanissimi, lascerà un po’ perplesso chi mastica hip-hop da diversi anni. Detto questo, ci auguriamo sinceramente che Invidia abbia dei buoni riscontri (come, peraltro, sembra essere), sia per l’importante passato di Maxi B nel migliore underground, sia per l’impegno e le risorse che senza dubbio ha messo in questo suo nuovo progetto.

www.myspace.com/maxibmetrostars

www.myspace.com/metrostarsrap

voto: 6.8

 

(Michele Cavagna)

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