RECENSIONE Radio Rade “Rubo presenta Radio Rade”

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RADIO RADE

Rubo presenta Radio Rade

(INFINITEBEATS, 2009)

“Il discorso delle compilation con molti MC richiede un grosso sforzo organizzativo e logistico: direi che per me una è stata abbastanza. Adesso come adesso sto cercando più una persona fissa per farci un disco assieme, uno che mi convinca davvero. In ogni caso non è facile trovare qualcuno con cui collaborare in maniera continuativa: devi entrarci parecchio in contatto e non è solo una questione di bravura e tecnica ma proprio un discorso di umanità”. 

Così parlava Rubo tre anni fa (inizio ’07), in un’intervista che mi rilasciò per Soundvillage, poco dopo l’uscita del suo Infinite Beats. Queste sue parole mi sembrano il modo migliore per inquadrare il percorso che ha portato il produttore milanese a collaborare con Radio Rade – MC della provincia di Cuneo – e a produrne totalmente il disco d’esordio ufficiale. Rubo è ormai un nome affermato del beatmaking italiano – ricordiamo, oltre al suo esordio solista del 2006, le numerose produzioni per gente come Kuno, Paura, One Mic, Ensi, Fure Boccamara, Pest e altri ancora – ma ha scelto di produrre il disco di un esordiente, ben lontano dai clamori e dalle luci, spesso ambigue, della ribalta nazionale o anche solo underground. Questo, per dichiarazione dello stesso Rubo, è prima di tutto il disco di Radio Rade.

Rade vive in Italia da sedici anni, da quando – all’età di otto anni – riuscì a fuggire con la sua famiglia dall’inferno di una Sarajevo completamente assediata. Un aspetto molto interessante è sicuramente il personale punto di vista che Rade offre all’ascoltatore su molteplici argomenti: di fatto ha vissuto oltre due terzi della sua vita in Italia ma, come si può facilmente immaginare, l’infanzia a contatto con la guerra, la fuga e l’ambientamento in un paese straniero attribuiscono al suo sguardo sulle cose una particolarità che una persona nata e cresciuta in Italia non può avere. Nonostante ciò, Rade non enfatizza mai – ma proprio mai! – il proprio passato drammatico e tantomeno ne fa una bandiera da sventolare in nome di chissà quale credibilità acquisita “sul campo”. In una scena dove troppi si inventano disagi di strada e drammi personali per potersi fregiare della tanto strombazzata “street credibility”, Radio Rade rappresenta una lezione di umiltà (nel senso più nobile della parola), onestà e dignità che dovrebbe far riflettere tante persone. Rade parla di cose semplici, della sua adolescenza in provincia, della vita condotta con pochi mezzi ma tanta voglia di vivere, della scuola, dell’amore per l’hip-hop, degli amici più importanti e dell’amore per sua madre, punto fermo che non è mai mancato anche nei momenti più difficili. Non c’è mai autocommiserazione e si ha, invece, la sensazione di ascoltare un amico che racconta di sé, delle cose importanti della sua vita e di quelli che sono i suoi valori e principi più profondi. Rade si apre con coraggio e naturalezza e l’effetto per l’ascoltatore è quello di attingere ai punti di vista e all’animo di una persona vera e sincera; persona che, alla fine del disco, sembra davvero di conoscere un po’, come fosse un nuovo amico. Il carattere introspettivo e confidenziale di gran parte dei suoi testi è talmente semplice e sincero da lasciare quasi disarmati.

Tecnicamente Rade è un rapper abbastanza canonico, dal flow preciso e ordinato, senza particolari sfoggi virtuosistici ma molto concreto. Il suo italiano è formalmente perfetto, abbastanza ricercato e caratterizzato da un leggero accento che tradisce le sue origini slave. Considero quest’ultimo aspetto come una caratteristica importante del suo rap: la lingua madre, così come le inflessioni o gli accenti locali italiani, è parte di un individuo, racconta di lui, della sua storia e delle sue origini; giusto, quindi, che ce ne sia traccia e che sia anche motivo d’orgoglio.

La produzione musicale di Rubo rimane, come in passato, legata indissolubilmente e fieramente al beatmaking più classico e metodico: Akai MPC 5000 (ben visibile in copertina) e una ricchissima collezione di vinili originali sono tutto ciò che utilizza per produrre le proprie strumentali, con un amore e un rispetto assoluto per gli artisti che campiona e per la loro musica (scuola Fat Fat, e si sente!). Il soul resta il suo "habitat" naturale ma ciò non toglie che ad atmosfere morbide e distese si uniscano a volte anche batterie abbastanza potenti e incalzanti. Beat perlopiù caldi e avvolgenti che onorano al meglio la musica che campionano e dimostrano sempre una classe e un gusto di ottimo livello. Il tono delle produzioni è decisamente omogeneo e si sposa bene con la sensibilità e la voce di Rade, oltre che con le tematiche che affronta nei suoi testi.

I risultati di Rubo presenta Radio Rade sono perlopiù convincenti e positivi: tra i pezzi migliori sicuramente 8 sotto un tetto, Non li ascoltare, La speranza resta (con Fat Fat Corfunk), Angeli sporchi e le più movimentate Worldwide Party (con Prosa e Bassi), XXXXL (con Ensi) e Figli dei ‘90s (gran pezzo di gruppo con Speaker Cenzou, Brain, Chiodo, Pensie, Kool Boy Classic, Mr. Sheldon, Fure Boccamara ed Ensi). Alcune tracce risultano meno riuscite a causa di qualche featuring sotto tono (Non piangere, con Killa Cali e Tony Sky), di testi non centratissimi e un po’ vaghi (La mia volpe amica e My Life Pt.1) o eccessivamente scontati (la, pur gradevole, Regina del quartiere, con Dargen D’Amico), ma non scendono mai sotto un livello comunque buono.

Ci sono sicuramente margini di miglioramento per Rade, soprattutto per quanto riguarda la focalizzazione di alcuni testi, una maggiore varietà nel flow e un’ulteriore perfezionamento nell’uso della voce, ma nel complesso Rubo presenta Radio Rade è un lavoro di sicura qualità e interesse in virtù di ottime produzioni – presenti anche in versione strumentale – e di testi molto sentiti che difficilmente lasciano indifferenti. Quando si dice "vita vera".

www.myspace.com/rubopresentaradiorade

www.myspace.com/rubomilano

www.infinitebeats.it/

voto: 7.8

 

 

(Michele Cavagna)

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