Se l’Atomo è sostenibile: intervista con Davide Tinelli

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Questo week-end si terranno le elezioni comunali in molti importanti centri d'Italia, ma è a Milano che si giocheranno tanti assetti futuri, anche nazionali, come dimostra l'ennesima proposta di legge per mortificare la libertà di espressione che verrà presentata in Parlamento il 18 Maggio dal Vicesindaco di Milano. Strana città Milano, sempre al traino di ogni proposta "repressiva" e nello stesso tempo laboratorio di ogni trasformazione e avanguardia (ma per quanto ancora?). Proprio in questo dualismo si inserisce la figura di Atomo, al secolo Davide Tinelli, uno tra i padri delle arti di strada in Italia e nello stesso tempo politico e rappresentante delle Istituzioni. A questa tornata elettorale si ripresenta candidato a Milano, questa volta per SEL che appoggia il candidato sindaco di sinistra Pisapia. Gli abbiamo fatto qualche domanda, per vedere se un writer in giunta possa veramente avere un senso e se si, quale.

Davide Atomo TinelliAtomo, in questa sede, se non ti spiace, vorrei lasciare da parte ogni altra considerazione politica che non riguardi l'arte urbana nelle sue varie sfacettature. Credo sia evidente che per la maggior parte dei cittadini tuoi eventuali elettori, uno dei tuoi tratti distintivi sia quello di essere un'artista che dipinge sui muri, e su questo argomento vorrebbe sentire parole chiare circa il tuo programma e le tue proposte. Non me ne volere se parlo di artista e non di Writer, a mio avviso sei molto più uno street artist prima generazione alla Blek Le Rat che un writer vero e proprio.
Tu come ti descriveresti? Per iniziare e per chi non ti conosce, la tua storia in poche righe.

Milano era una città operaia e, dove ora sorgono enormi "contenitori di umanità", una volta c'erano grossi agglomerati industriali circondati da infinite mura grige, non che sia molto difforme il panorama attuale visto le eccellenze architettoniche che hanno caratterizzato lo sviluppo della città, che procuravano un sensazione forte di chiusura dello spazio. Anche i quartieri che preservavano un loro caratteristico centro storico e, conseguenzialmente, una vita sociale più intensa svanivano dopo poche centinaia di metri ingoiati da serpentoni di cemento o mattoni che percorrevano intere vie. Rinchiudevano da una parte il lavoro e il sudore e dall'altra il tempo restante della vita della città. La voglia di abbattere quelle barriere, di trasformarle in qualcosa a misura dei tuoi sogni, delle tue fantasie era irrefrenabile e lo spunto su come fare giunse con l'arrivo di immagini e libri da oltre oceano, con i primi viaggi all'estero nell'Europa che precedeva il nostro paese di un paio di lustri.
Così, con grande ritardo, si cominciò a dipingere quei muri, a trasformarli, ad appropriarsene per dare colore, segni, umanità a non luoghi che delimitavano la nostra quotidianità. Perfettamente in linea con chi, nei ghetti nordamericani, dipingeva la voglia di affermarsi e uscire da una determinata condizione, con chi nelle capitali europee caratterizzava il proprio ambiente "plasmando" il territorio a propria somiglianza.

Mi definisco un graffitaro ovvero un artigiano del graffito, parte di quell'enorme movimento che ancor oggi, nelle sue infinite sfaccettature, pieghe, differenze, stili, innovazioni e retroguardie, si appropria di spazi che delimitano le ore della sua vita, siano essi muraglioni come obbrobriosi ed enormi alveari di cemento, siano essi ordinate bianche pareti di una galleria come delimitati supporti. Senza aver adottato uno stile privilegiandolo ad altri ma cavalcando, trasformando e inventando a seconda degli stimoli, dei luoghi, del tempo mosso da uno spirito da battitore libero che ama provocare ed esprimersi all'interno della propria realtà e condizione.

L'arte di strada ed il Graffiti Writing sono forse l'argomento più scivoloso che si possa affrontare sotto elezioni, sempre che tu non voglia proporre pubbliche impiccagioni per i writers (dopo le taglie, mai ufficialmente abolite, qualcuno potrebbe considerare il provvedimento conseguenza naturale). Anche se ormai da diversi anni sei fuori dalla politica attiva e non rivesti più ruolo pubblico al Comune di Milano, per 10 anni ne hai fatto parte nelle fila dell'opposizione. Decisamente un bel lasso di tempo: dovresti essere quello che meglio ha seguito l'evoluzione delle dialettiche riguardanti l'arte urbana. E visto come sono andate le cose da Formentini in poi, come prima domanda vorrei sapere cosa hai fatto durante i tuoi 2 mandati per contrastare la politica univoca del Comune di Milano: per essere stati l'unico comune italiano ad annoverare uno street artist nelle fila dei consiglieri comunali, forse a noi milanesi è andata anche peggio…

Sono stato eletto per la prima volta in consiglio comunale nell'anno in cui i detrattori dei graffiti hanno consacrato alla città e poi all'intero paese la guerra santa, ed infinita direi, nei confronti dell'espressione artistica di strada, da allora, parafrasando una frase del film di benigni, Jhonny Stecchino, l'unico problema che abbiamo a Milano sono i graffiti. All'inizio, complici i produttori di fantomatiche vernici anti graffito, l'associazione dei proprietari di case chiedeva che il comune si facesse carico della pulizia degli stabili, poi la macchina infernale della propaganda e del consenso ha cavalcato queste domande trasformando la questione in un mero problema di ordine pubblico e necessità di repressione.
Qualche blando tentativo di "concedere" dei muri legali è stato, senza troppa convinzione, perseguito tanto per dare la sensazione che esistesse una politica che si occupa delle espressioni e delle esigenze emergenti della città, senza ovviamente ottenere risultati tali da poter spendere come soluzione al "problema". Poi è arrivata l'ascesa del vicesindaco sceriffo, della sua politica di imprenditore delle paure, dell'esigenza di controllare ogni spasmo della città attraverso telecamere, recinti, squadre speciali di vigili trasformati in polizia locale per contrastare qualsiasi fenomeno criminoso, e i graffiti, ovviamente, rientravano nel concetto di criminalità.
Il sindaco che indicava, in un convegno contro l'emergere delle mafie a Milano, graffitari, lavavetri e iscritti alla CGIL come vera e unica criminalità emergente. Anni e anni di propaganda ininterrotta contro un fenomeno mondiale in continua evoluzione senza mai voler prendere in considerazione la possibilità di "convivenza" o cittadinanza di questa forma artistica e, mentre la società più lungimirante, ma anche quella del commercio, prendeva spunto, organizzava mostre, vendeva gadget, a Milano venivano istituite le taglie.
Relegato all'oposizione, contro una maggioranza schiacciante, pezzi del centrosinistra che si adagiavano, nel tentativo di ricevere più consenso, sulle linee della repressione, spesso isolato nel tentativo di spiegare come anche in un movimento di tali e vaste proporzioni potessero convivere elementi ai quali poco interessava l'arte se non piuttosto l'affermazione del proprio egotismo, sono comunque riuscito a contrastare la devianza maniacale del vicesindaco sceriffo nonchè senatore della repubblica.
Milano fa scuola per tutta Italia e la concentrazione dei "provvedimenti antigraffiti" è stata un'arma utilizzata per tutte le campagne elettorali nelle diverse città giocando sopratutto sullo scontento di chi, con anni di sacrifici e debiti, è  riuscito a coronare il sogno di una vita comprando 4 mura, seppur in un orripilante palazzo, contenitore o dormitorio che dir si voglia, e crede di aver acquistato finalmente anche una parte di territorio e, quindi, rivendica il suo diritto ad un grigio rassicurante e "normalizzante".

Da sempre ti candidi come figura di riferimento in ogni discussione che riguardi le arti urbane e nel tempo, a questo proposito, ti abbiamo visto anche in televisione decine di volte. Molti potrebbero obiettare che alla tua età e con la tua storia alle spalle, tu abbia ben poco da spartire con le generazioni più giovani che agiscono ora sul territorio. Anzi, il tuo marcato imprinting "politico" ti ha sempre causato una sorta di diffidenza da parte del Writing cittadino più puro ed intransigente: a cui tu però hai sempre cercato testardamente di parlare. Tuttavia rispetto al tuo ultimo mandato, la situazione odierna si è ulteriormente complicata, soprattutto in senso repressivo. Come credi quindi di poter avvicinare e rappresentare le fasce più giovani di artisti urbani, spesso i più prolifici, ma che agiscono maggiormente nell'illegalità?

Non ho la pretesa di aver soluzioni e verità in tasca, certo è che ogni cosa affrontata con conoscenza e un po' di buon senso può trovare dei percorsi più consoni alla convivenza nella quotidianità di una città multiculturale come Milano.
Valorizzare le espressioni artistiche, migliorare l'aspetto estetico della città, liberare le aspirazioni dei cittadini, giovani e meno, mi ci infilo anch'io, e contemporaneamente rispettare le rivendicazioni di chi difende il proprio muro di cinta è cosa difficile ma non impossibile, serve anzi tutto profusione di cultura, informazioni, vita di città più sociale e meno paura. La cultura non è quella parola che come la sento pronunciare metto mano alla pistola come sosteneva Goebbles, e come fino ad ora ha inteso il vicesindaco, ma conoscenza e piacere della vita. Dopo quasi 20 anni di propaganda e ricerca di un nemico a tutti i costi Milano necessita di aprire gli occhi e di cultura.

Un rappresentante dello Stato non può accettare fenomeni di illegalità, ma la questione principale che gira intorno al Writing o alla Street Art è quasi sempre questa. Da una parte hai di fronte artisti disponibili a dialogare con le Istituzioni e dall'altra artisti a cui semplicemente non interessa. É corretto rappresentare sia gli uni che gli altri o ti rivolgerai soltanto ai primi? Quali linee guida?

La legalità la stabilisce sempre chi fa le leggi, il buon senso, mi ripeto è altra cosa. La voglia di fare del proprio nome, brand, sigla, marketing e farsi così conoscere è atavica nell'uomo, fin da quando ero ragazzino e andavo in colonia d'estate, dopo gite e arrampicate sulle montagne, giungevi sul cucuzzolo dove c'era la madonnina di turno e inciso sul basamento di cemento compariva la scritta "Gino was here". Ma questa non è arte, come non è arte la devastazione di portali lignei di 500 anni fa, come non lo è una tag sulle colonne romane di S. Lorenzo. Reputo arte il recupero di un inestetismo urbano, di un non luogo, di un muro costrittivo, abbandonato, brutto anche se la legge lo vieta.
Il dialogo è l'essenza della politica, chi non dialoga impone, come potrei non dialogare con chiunque? Perderei sicuramente la possibilità di imparare qualcosa o anche solo di convincermi di più nelle mie idee.

Da uomo di sinistra anche se da privato cittadino nel 2007 hai collaborato con Vittorio Sgarbi (che ora, mi pare, scambia amichevoli querele con Vendola per la cui lista sei candidato) su alcuni progetti istituzionali legati alla Street Art: per quale motivo?

La parentesi collaborativa con Vittorio Sgarbi è stata un'occasione per creare una breccia in quella morsa creata dal vicesindaco che pretendeva, pretende, che ogni espressione artistica, ad eccezione fatta per il futurismo perchè qualcuno gli ha detto che quella era arte che piaceva ai fascisti senza comprenderne mai il significato dirompente ed anti litteram che ha rappresentato, sia espressione di criminalità organizzata.
Sgarbi è riuscito a rilanciare commerci nuovi e ha giocato per se, noi siamo riusciti a farci apprezzare e a dare un momento di respiro a tanti, non tutti, artisti della città e non. Alcuni di noi si sono spostati su un terreno più commerciale, non mi permetto di criticare scelte anche se non condivise, ognuno fa i conti con le proprie aspirazioni e le proprie tasche, altri hanno perseguito strade più istituzionali senza dover compromettere la loro espressione, altri si sono tenuti fuori da canali "troppo legali" ma tutti abbiamo ridato voce e dignità ai graffiti e all'arte di strada.

Cosa ne pensi della nuova proposta di legge del PDL, in discussione al Parlamento il 18 Maggio, con la quale si cercherà di schedare gli acquirenti di vernici spray e di portare il costo delle stesse a non meno di 11 Euro ciascuna?

La proposta viene sempre dal senatore, vicesindaco, sceriffo della contea di Milaningham che cerca ancora nella propaganda consenso elettorale e divisioni sociali. Credo che sia una bufala che nessun governo potrebbe applicare e che i reati da perseguire in Italia e a Milano, soprattutto con l'avvicinarsi dell'Expo e della più volte denunciata e provata infiltrazione della mafia negli appalti pubblici, siano di ben altro e preoccupante genere. Credo anche che l'occasione per eliminare definitivamente dalla "stanza dei bottoni" un simile personaggio sia qui a portata di mano, con le elezioni amministrative di Milano il 15 e 16 maggio. Cambiare questa città si può, adesso.

In qualità di politico, 3 cose di cui sei orgoglioso e 3… deludenti.

Orgoglioso dei campi da skateboard che sono riuscito a far realizzare, di S. Bernardino Alle Ossa ristrutturata, dei lavoratori della ex Maserati riassunti in A2A e Amsa. Deluso da non essere riuscito a bloccare la recinzione di piazza Vetra, di non essere riuscito a difendere tutti gli spazi liberati, di sapere che ancora oggi metà delle case di proprietà comunale e Aler sono vuote e murate per consentire una speculazione senza precedenti.

E come artista?

Come artista deluso di non vedere al Museo del Novecento, della contemporaneità dell'arte, nessun graffitaro e scoprire che invece nel resto del mondo ma anche in altre città italiane ci siano e siano apprezzati, di non avere interi quartieri e vie decorate, di non vedere carrozze legali dell'Atm che sfoggiano la giovane arte milanese

Brevemente, per quali motivi un'artista di strada a Milano dovrebbe riporre fiducia in te il 15 e 16 Maggio? Hai un programma per l'arte di strada sul quale confrontarti costruttivamente con il governo cittadino anche qualora dovessi essere eletto ma figurare nuovamente tra i banchi dell'opposizione?

Sicuramente la prima cosa che chiederò è l'azzeramento di tutte le anacronistiche e vessatorie ordinanze del sindaco uscente, non considero nemmeno l'ipotesi di sedere tra i banchi dell'opposizione perchè Milano deve cambiare e ogni iniziativa che intraprenderò sul tema Writing avrà necessariamente bisogno di un confronto tra le esigenze dei cittadini e quelle degli artisti, credo di averlo già abbondantemente specificato sopra.

L'appello è per tutti, writers e non… cambiamo Milano, torniamo ad essere una città proiettata verso l'Europa, verso quella dinamiche e culture che ci fanno venir voglia di scappare a Berlino, Amsterdam, Barcellona, Parigi. Ridiamo orgoglio e dignità alla nostra città.

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3 comments on “Se l’Atomo è sostenibile: intervista con Davide Tinelli
  1. Phantom says:

    Sarebbe troppo facile dare contro ad Atomo Tinelli, infatti mi limito a fare delle osservazioni, che altro non sono che la constatazione della dura realtà Milanese che ci troviamo a vivere.
    Com’è possibile che nell’intero territorio comunale non esistano muri legali? Questo succede solo a Milano, per dipingere e non parlo di tag stancil e altre minkiate devi assolutamente e obbligatoriamente andare in qualche comune dell’interland dove si riesce ad avere qualche spazio.
    Ora non conosco bene le dinamiche della giunta Milanese, ma è abbastanza ovvio che non concedendo nessuno spazio ti ritrovi bombardato da mille tag e simili, questa si che può essere, consapevolmente o meno, una reazione.
    Con questo neppure voglio dire che concedendo spazi legali nei quali dipingere si elimina il fenomeno delle tag/bombing però sicuramente si creerebbe un pò di coscienza in più tra le nuove generazioni, che non avrebbero come unico esempio quello delle firme ma anche quello di muri ben dipinti.
    Questi discorsi sono comunque vecchi, vecchissimi, infatti ci si trova a parlare di queste cose a trenta anni suonati se non di più, il problema è che si inizia a dipingere a 15 anni e a 15 anni le parole non servono a nulla…segui l’esempio di quello che ti piace.
    Qualche decina ormai di anni fa Milano offriva questa alternativa, io ero giovane e andavo a guardare la gente dipingere in muri che ormai sono completamente grigi.
    Capisco ovviamente la volontà politica di tenere il muro imbrattato e non dipinto, perché così è molto più facile identificare i graffiti con il MALE ASSOLUTO della società moderna.
    Vorrei concludere questo inutile e lungo commento dando un monito a quelle persone che fanno writing illegale, fatevi furbi, perché le istituzioni e la polizia non sono + quelle di 10 anni fa, non c’è da stupirsi se la Polizia Municipale legge e fotografa tag. In qualsiasi altro posto del mondo questo è già successo diversi anni fa, qui siamo stati abituati troppo bene.
    Spero solo che nessuno venga arrestato per reati connessi all’uso di spray perché la vedo una vera GROSSA, GROSSISSIMA COGLIONATA!

  2. paolo says:

    Mai sentite tante stronzate.
    Innanzitutto, se non ci sono muri “legali”, cio’ non vi autorizza a rubare la roba degli altri. Come uno che non ha i soldi per comprare la pizza non e’ autorizzato a rapinare una banca.
    In secondo luogo, non l’ha prescritto il dottore che adesso bisogna fare i dipinti sui muri.
    Ci sono anche i fogli di carta, tele, pannelli, ecc. Come facevano tutti una volta (quando la gente era onesta e non era stato dato via libera a questa anarchia devastante elevata a sistema).
    Il problema e’ un altro. E’ che voi siete fottuti delinquenti, ladri e TIRANNI . Siete solo egoisti ed esibizionisti.
    La vostra merda deve essere imposta a tutti, perche’ siete solo esibizionisti maniacali.
    Mi piacerebbe che qualcuno andasse a dipingere le vostre case, auto, vestiti, occhiali, camere da letto, madri e sorelle…. E anche la porcate che fate sui muri sui treni e sulla roba degli altri.

  3. alberto says:

    beh, piuttosto moderato il commento di paolo…

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