Soevv interview

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Ciao Soevv, per cortesia presentati ai lettori
Salve, il nome che ho scelto per me stesso è Soevv. Per me significa molto più di qualsiasi etichetta possano mettermi addosso, più di tutto quello che mi circonda ogni giorno. Vengo da Pesaro ma la mia casa è ogni angolo di questo mondo: nessuna casa, qualsiasi luogo, un solo nome’ è una frase che scorre dentro da un po’ di tempo. Mi piace esplorare, apprendere ogni giorno nuovi dettagli, conservare le emozioni e catalogarle, e mi piace farlo viaggiando, toccando con mano e vedendo con i miei stessi occhi la realtà.
Sono un pò come tutti i ragazzi di 25 anni: un prodotto degli anni 90, catalogato con un numero nella massa consumatrice, con tutte le mie paure e frustrazioni, ma, nonostante tutto, cerco di mantenere un approccio positivo verso qualsiasi cosa. Soprattutto oggi mi sento una persona nuova, molto più razionale e comprensiva, molto più dolce ed equilibrata. Questo mi basta per continuare ad andare avanti e reagire di fronte a qualsiasi ostacolo. So anche essere una persona molto cruda, diretta e sincera perchè odio le ipocrisie e credo fortemente che ogni uomo si debba sapersi confrontare per quello che realmente è. Niente maschere!
Questo è quello che mi passa per la testa in questo momento, fra dieci minuti o fra dieci giorni non so‚ Vado molto a sensazioni. Sensazioni che cerco poi di riportare in quello che dipingo.

Da bambino che tipo eri e cosa volevi fare? Che tipo di educazione hai ricevuto?
Tutto quello che è accaduto nella mia vita prima di incontrare, sul mio cammino, il writing, non vale la pena di essere raccontato. Anni tristi che ho sempre voluto cancellare, per i quali ho sempre nutrito un profondo desiderio di riscatto. Ho ricevuto un’educazione molto rigida e ben impostata su quei valori in cui ancora i nostri genitori credono: famiglia, educazione ,fede, rispetto. Con il tempo ho imparato a mettere in discussione tutto, guardando il mondo solamente con i miei occhi, pur osservando sempre un enorme rispetto per certe regole che, per certi versi, dovrebbero rendere l’uomo diverso dall’animale.
Le situazioni vissute con i miei amici in strada, le cose che ho fatto in questi anni, hanno fatto il resto formando la mia persona come writer e come uomo. In realtà queste due cose sono sempre collegate dentro di me, quello che scrivo non può non essere scisso da quello che vivo.

Com’è avvenuto l’incontro con il writing?
E’ stato grazie ad un amico o qualcosa che hai visto e ti ha colpito, raccontaci un po’ che facevi al tempo.
Il mio incontro con il writing è stato fulmineo e intenso. Era il 1992 ed io, appena tredicenne, giravo con la mia bicicletta per le vie del centro. Le tag e i pezzi delle prime crew pesaresi, che stavano vivendo un bel mometo di crescita, mi colpirono fin da subito. Erano un po’ come delle pietre miliari lungo il mio peregrinare quotidiano, diventavano ogni giorno più familiari e comprensibili.
Questa cosa mi colpì fin da subito anche perchè fantasticavo già sull’esistenza di un codice, di un qualcosa di cui solo pochi eletti potevano far parte. Chiedevo in giro informazioni, ma nessuno sapeva darmi delle risposte chiare. Insomma nessuno riusciva a spiegarmi che cavolo voleva dire, “hiphop don’t stop!”. Cos’è che non si deve fermare? Mi chiedevo. In quegli anni era un pò così ed io, ancora confuso, decisi di comprare degli Spray e di provare a tracciare qualche linea insieme a Depo, durante l’estate. Evidentemente questa cosa colpì anche altri giovani ragazzi tantochè tutte le classi del terzo anno della mia scuola media, durante l’inverno, videro spuntare tanti piccoli writers che, comunque, scomparvero con l’arrivo del primo sole. Noi sopravvissuti decidemmo di formare un gruppo che fù il primo nucleo dei TMA. Ares, Zelda, Depo, Fulo, Shiva e tutta la nostra grande famiglia. Tra il ’92 e il ’94 iniziammo a conoscerci sia come persone che come writers per diventare con il tempo un gruppo solido, fondato su un’amicizia profonda.
Anni di tentativi, di studi, di esperimenti alla ricerca di uno stile personale unito a una buona tecnica ma anche anni di risate, di notti al freddo sopra i motorini, di ragazze, di gioie e dolori. Con il tempo abbiamo stabilito contatti che un po’ in tutta italia che ancora oggi rappresentano moltissimo per la mia evoluzione stilistica come gli SNC di Senigallia, ABG di Varese, tutta la gente di Treviso, Boost di Udine e la gente di Milano. Ho conosciuto tutto tramite la pratica e quello che ho visto in giro insieme a persone di gran talento e di gran spirito che mi hanno insegnato tutto.
Quegli anni sono impressi nel mio cuore!

La tua città vive una realtà artistica fervente.Potresti stilare una specie di iter di qual è stata la sua storia, chi sono stati i pionieri, chi c’è adesso, quali sono stati i trend stilistici che si sono susseguiti?
Parlare di Pesaro significa parlare dell’ importanza che hanno avuto in Italia i DSP per lo stile: loro e altri outsider sono stati sicuramente i pionieri del writing nella mia città dal 1989 all’incirca. Si sono susseguite altre crew come i TAD di Jmed, un writer con uno stile molto personale, Zest e altri gruppi di cui non ricordo i nomi, molti dei quali comunque molto legati ai DSP. Poi sono arrivati i TMA nel 1994 e fino almeno al 1998 la situazione è stata questa con la nascita poi di altri writers tra cui vorrei citare Hermes e Hokra, con i quali dipingo spesso, fino ad arrivare oggi a diversi gruppi tra i quali spiccano i VLR. Per Pesaro non parlerei di correnti stilistiche dato che l’educazione che ci siamo sempre un po’ tutti impartiti è sempre stata quella di creare uno stile personale. Oggi, con la grossa influenza della globalizzazione del writing e della streetart, spero che la mia città non smetta di seguire questa idea che, secondo il mio parere, dovrebbe essere la base dell’attività di qualsiasi writer. Se ho dimenticato di citare qualcuno, scusatemi, ma non ho più buona memoria!

Nella tua città, com’è visto il writing dalla gente comune?
Ci è possibile dipingere quasi esclusivamente lungo i muri di un canale che fondamentalmente è una fogna a cielo aperto. Solo negli ultimi tempi la città sembra aprirsi al writing ma, è noto, le strumentalizzazioni politiche sono sempre in agguato! La città viene comunque costantemente bombardata perchè, spesso, la beata ignoranza serve più di mille buoni propositi. Io, in questi anni, mi dedico soprattutto a cercare spazi in strada dove realizzare dei pezzi curati e non degli argenti veloci. Per me l’ importante è comunicare quello che sono attraverso il mio stile e di farlo verso chiunque. Dipingo molto pensando alla reazione della gente comune. Spesso la mia città non mi offre questa possibilità e quindi preferisco emigrare in altre città a portare il mio nome in giro.

Potresti farci un escursus di qual è stata la tua carriera artistica?
Mi sono sempre principalmente ispirato a quello che vedo,dall’architettura all’arte classica, passando per i consigli dei miei compagni di viaggio. L’intento del mio stile è proprio di creare un punto di contatto e di rappresentazione tra me e quello che vivo quotidianamente e quindi tutto quello che dipingo non può che collegarsi strettamente alle persone che incontro e con le quali vivo esperienze significative per la mia crescita personale.
Nei primi anni potevo osservare quel poco materiale che circolava: penso che tutti si ricordano Spray Can Art o le prime fanzine francesi e tedesche! Devo dire che son sempre rimasto affascinato maggiormente dalla corrente Newyorkese per tutta una serie di motivi ma non mi sono mai messo a fare il fanatico di questa cosa per cui, per molti anni, ho anche molto osservato cosa succedeva in europa cercando di prendere pregi e difetti dai due tipi di approcci.
Sono soprattutto rimasto folgorato dalla complessità stilistica di Phase2, dalla forza dinamica di Sharp e dalle splendide colorazioni e trovate di writers come Dome o Vulcan ma ho anche sempre osservato la straordinaria tecnica degli europei.
In questi anni ho coltivato un interesse verso un writing molto immediato ma allo stesso tempo curato per quanto riguarda la composizione e, soprattutto, il messaggio. Sono ancora convinto nella forza delle parole, per questo credo che quello che dipingo debba veicolare un messaggio sia visivo che verbale. Per questo negli ultimi anni amo writers come gli OsGemeos dal brasile, i tedeschi 24 dettails oppure Sex di Granada: writers di questo tipo trasmettono qualcosa in più di un  pezzo figurina fatto con il solito stile di tutti. La mia carriera, se così si può chiamare, è concentrata su questo tipo di intento e su una continua tensione verso l’evoluzione di me stesso nelle mie lettere.
Cercare di comunicare, di trasmettere quello in cui credi, è un obiettivo forse troppo grande ma sicuramente è il mio intento principale, il mio modo personale per non essere un misero numero nella massa.

Cosa ti piace e cosa NON ti piace della scena italiana?
Secondo me l’ Italia ha dei writers di enorme talento. Ultimamente sono rimasto un po’ chiuso nel mio guscio coltivando soprattutto le collaborazioni che ho consolidato in questi anni e che sono molto importanti per la mia evoluzione artistica. Non conosco così bene l’attuale situazione italiana ma non sento comunque un’aria positiva e prolifica. Secondo me si potrebbe fare molto di più per portare il writing ad un altro livello nel nostro paese ma non ho idee in merito e per questo mi sto concentrando a sviluppare soprattutto i contatti con l’estero, perchè ho voglia di conoscere profondamente come il writing si sviluppa nel mondo a seconda delle culture. Non conoscendo da vicino tutte queste realtà non mi sento ne di demonizzare la scena italiana ne di invidiare nulla a quelle straniere.
È sicuramente molto eccitante, comunque, poter andare in spagna, a Barcellona ad esempio, e poter dipingere più o meno liberamente dove ti pare in pieno giorno. Com’è sicuramente interessante l’aspetto più professionale di molti gruppi tedeschi o la nascita improvvisa di stili innovativi come è avvenuto per l’europa dell’est o per il brasile.

Raccontaci qualche tua esperienza.
La mia personalità fa un po’ da specchio a tutto quello che ho visto in questi anni. Ho solo frammenti di ricordi, parole e frasi che si rincorrono ogni giorno nella mia testa, perchè ho sempre vissuto tutto in modo intenso e fulmineo.
La sensazione che più accompagna il pensiero di quegl’anni è quella della presenza di un tempo ben scandito, un bel funk pesante e veloce che suona da 10 anni, un orologio che corre a 300 chilometri orari.
Il campetto, la notte passata sotto i portici di Bologna, le feste, l’odore della vernice, i viaggi, i pomeriggi in hall of fame. Ogni singolo giorno non ho mai smesso di divertirmi, perchè, in fondo, qualunque cosa la vita ti presenta va vissuta con il sorriso anche se dopo qualche lacrima, come un gioco contro il quale sfidare se stessi. Ho imparato ad apprezzare quello che ho perchè è tutto quello in cui posso credere ed è proprio questo che, negli anni, mi ha colpito: la straordinaria forza della realtà e delle persone immerse in essa. La realtà ci plasma ogni giorno come vuole, al di là dei nostri desideri e delle nostre aspettative. Tutto questo è affascinante!

Gli scazzi tra writer, le varie rivalità, credi che si possano evitare oppure che siano parte del gioco?
Si potrebbero anche evitare perchè fondamentalmente qui stiamo tutti affrontando il medesimo viaggio in una CULTURA! Credo che una cultura debba sempre alimentare qualcosa di positivo e non inimicizie infantili. Ma il mondo è fatto così: la gente litiga continuamente per qualsiasi cosa. è nella nostra natura e non ci si può far nulla.

Sei attivo da moltissimo tempo, quali sono i motivi che ti spingono a continuare per questa strada?
Un amore innato per il mio nome, un’ attaccatura quasi morbosa al mio stile unita al desiderio di essere ricordato per quello che scrivo. Per me è una forma di controllo e di messa in scena di tutte le mie paure e del mio modo di essere. Un dialogo interiore che non posso fermare! Nonostante il tempo passato credo di essere solamente all’inizio del mio percorso forse perchè solo oggi riesco ad avere un buon controllo di quello che dipingo.
Cerco di perfezionare le mie lettere tramite la somma di svariati tentativi stilistici scegliendo quelli che mi sembrano più vantaggiosi per rendere il mio stile completo e stando bene attento a non dimenticare gli obiettivi finali che mi sono prefissato. Un viaggio mentale che mi logora giorno per giorno, fondato su una pianificazione maniacale di sperimentazioni che mi permettono di aggiungere un tassello in più alla mia evoluzione.
Il perfetto incontro tra me e i miei pensieri.

Recentemente hai realizzato una mostra, potresti parlarcene?
Una piccola mostra realizzata da CLOAV.ORG a cui hanno partecipato Kety, Lah mora, Hermes, Hokra, Seacreative, Skivo ed NH avvenuta in occasione di un ciclo di conferenze sugli anni 70. È stato un modo per concludere il progetto Cloav e per ritrovarsi insieme a un po’ di amici. In questo momento non sono tanto interessato alle gallerie d’arte: il loro unico interesse non può non essere che il denaro. Il denaro ha una forte attrattiva per tutti ma, per quanto mi riguarda, in questo momento sento di dover ancora crescere molto, di acquisire una certa credibilità con me stesso sulla tela, prima di cercarla nell’interesse di gallerie e frequentatori di mostre. In questo momento credo ancora fortemente nella forza che il writing ha sulle strade ma sono anche una persona sempre aperta a nuove idee e, quindi, non escludo a priori la possibilità di esprimermi anche attraverso altri mezzi e altre direzioni. L’ importante per me è mantenere vero il percorso che ho scelto.

Cosa ne pensi della situazione politico-economica del nostro paese?
Non credo nella politica e nemmeno nell’attuale sistema economico. Credo che all’umanità serva più coscienza per salvare le sorti della nostra esistenza. Il nostro paese va di pari passo con tutti quei paesi che stanno illudendoci con la storia della globalizzazione veicolando messaggi devianti e senza fornirci poi gli stimoli e gli strumenti necessari allo sviluppo positivo del nostro rapporto con la socialità.
In questi ultimi anni sento sempre più forte l’esigenza di andarmene dal nostro paese cercando qualcosa di diverso, senza comunque rinnegare le mie origini naturalmente. Ma il mondo sembra ormai completamente contagiato che non ho una meta ben precisa. Credo che, molto probabilmente, se continuerò a seguire determinate utopie, morirò affascinato ma, allo stesso tempo, deluso da ogni luogo.

Credi in dio?
Non abbiamo bisogno di un Dio se crediamo in noi stessi e viviamo il più possibile correttamente con gli altri.

Oltre al writing che fai nella vita?
Lavoro nel campo della comunicazione, al momento sto valutando diverse possibilità dato che mi ritrovo disoccupato. Cercare lavoro nel nostro paese non è una cosa semplice in questo momento. Per il resto vivo la mia giornata lavorando a qualche progetto grafico, disegnando e organizzandomi un po’ per qualche commissione o qualche progetto interessante. Viaggio spesso, per esigenza e per passione. Ho sempre mezza valigia pronta nell’armadio e non appena riesco a raccogliere i soldi parto per il primo posto che mi viene in mente, a trovare qualche amico,solitamente per con lo scopo di dipingere. Fino ad oggi ho visitato tutto il nostro belpaese, la Grecia, l’ Austria, la Spagna, la Repubblica Ceca che è il paese materno di mia madre e tanti altri luoghi, non sempre dipingendo ma anche assaporandone le tradizioni, l’arte e la cultura. Ascolto tutta la musica nera, in particolare le cose un po’ datate ma amo tutta la musica che da voce all’anima. Ho inciso qualche cosa in passato ma ho capito che è un discorso troppo complicato per poterlo affrontare come un hobby.
Scrivo comunque ogni giorno qualche cosa sui miei quaderni, mi piace anche creare bozze per storyboard e qualche volte mi prende lo schizzo di sentirmi fotografo. In generale mi interesso a tutte quello che è immagine e comunicazione e che serve alla mia crescita anche professionale.

Qual è una tua giornata ideale?
Inizierei sicuramente con una sveglia verso le 12.30 perchè sono un nottambulo convinto, mi piace vivere la notte fino a vedere l’ alba, amo il buio e le luci soffuse. Accenderei lo stereo, rimanendo a letto fino all’arrivo della fame. Una bella doccia bollente e fuori per una colazione bella sostanziosa. Con calma scenderei in hall of fame per dipingere in tranquillità con un paio di amici per poi tornare a casa bello intossicato. Mi sdraierei per qualche minuto e farei un’altra bella doccia bollente con tanto di barba e profumo. Un’oretta di rilasso per poi ritrovarmi con amici per un aperitivo o una cena in intimità con pochi per poi raggiungere tutto il resto del gruppo. Una birra piccola, un bicchiere di vino rosso, un gin-lemon e 2 wodke alla pesca al pub in mezzo alla confusione e partirei per qualche serata fino alle 4 di mattino. Macchinate intere di pazzi assetati per poi ritrovarsi stanchi ma tirare fino almeno alle otto di mattina dicendo cazzate a casa di qualcuno. Tornare al mio caro monolocale magari in buona compagnia per poi risvegliarmi abbracciato a lei di nuovo all’ora di pranzo.

Che progetti hai per il futuro?
Trovare una ragazza che mi accetti per quello che sono, con la quale poter condividere tutto senza paure o pregiudizi. Viaggiare da un luogo all’altro finchè non mi si spezzano le gambe. Stare più vicino alle persone che mi vogliono bene e il più lontano possibile da quelle che mi fanno del male. Trovare il modo di fare qualche soldo in più e chissà cos’altro: una bella bambina da coccolare magari (anche se per quello c’è tempo). Continuare a dipingere quello che vedo attraverso le mie lettere.

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