STATO DI EMERGENZA A KINGSTON

Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on Google+Share on TumblrShare on LinkedInPin on PinterestEmail this to someone

Violenti scontri tra polizia e sostenitori del narcotrafficante giamaicano Christopher "Dudus" Coke

Sono passati più di 30 anni dallo storico concerto a Kingston in cui Bob Marley riuscì a far stringere la mano a Michael Manley ed Edward Seaga.  Loro erano i leader delle opposte fazioni, il PNP e il JLP, quello era un momento in cui si sfiorava la guerra civile. In due parole, la Giamaica da sempre soggetta a un sistema bipartitico – e attualmente sotto la leadership del JLP – ha una lunga storia di corruzione, con i partiti che hanno acconsentito a fare arrivare in gran quantità le armi nei ghetti per ottenere sostegno da parte delle diverse comunità. In pochi giorni, in questi ultimi, il Primo Ministro Bruce Golding ha dovuto scusarsi pubblicamente, affermando di non aver mai rallentato il processo di estradizione di un potente boss di Kingston, Christopher “Dudus” Coke, trafficante d’armi e droga. Il Primo Ministro ha ripetuto che non stava cercando di proteggere Tivoli Gardens –  area controllata dal boss e, casualmente, sorgente di voti per il JLP di Golding – ma di fatto, solo dopo 9 mesi, le pressioni degli Stati Uniti hanno portato Golding a firmare le carte per l’estradizione. Fin qui non ci sarebbe nemmeno da meravigliarsi, conoscendo un minimo la storia di questo tribolato paese. Ma si è perso il contatto con la realtà e la situazione sta sfuggendo di mano. Soprattutto nella Capitale, dove i giochi di potere e i ghetti sono strettamente legati. Dapprima le barricate a Tivoli Gardens e West Kingston, dove si crede sia ancora nascosto Christopher Coke, poi potenziali scudi umani nel ghetto di Tivoli, da ieri incessanti sparatorie in diverse aree tra polizia e sostenitori del boss che stanno viaggiando in tutto il paese per andare a combattere al fine di evitare che “Dudus” venga estradato negli States, alcune stazioni di polizia sono state bombardate con bottiglie incendiarie. Intanto è stato di emergenza, donne e bambini sono stati evacuati dalle zone più a rischio. In un paese come la Giamaica un “don”, seppur temuto, è una figura in grado di offrire talvolta un lavoro, quindi di sostenere in qualche modo il proprio ghetto. Un politico, di qualunque colore sia, è più semplicemente considerato un individuo corrotto. E se anche si riuscisse a far rientrare l’emergenza questa volta, la Giamaica rimane una polveriera. Qui le armi girano come il pane. Anzi, abbondano rispetto al pane…

Stefania “Stef” Bonamici

Posted in Graffiti, Politics & Laws Tagged with: , ,

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*

*