Talking to El Gato Chimney – Interview

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Se ben ricordo la nostra amicizia è iniziata a causa di un’intricata polemica online circa l’arte di strada ai tempi della famosa mostra Street Art, Sweet Art. Quali cambiamenti sono avvenuti a Milano da allora?

E ricordi bene! Eheh.. questa comunque è la dimostrazione che se certe cose sono discusse civilmente, con senso di causa e non a vanvera e c’è una propensione da ambo le parti di cercare di capire la posizione altrui, possono anche nascere amicizie e collaborazioni.
Comunque tornando alla tua domanda, trovo che da allora a Milano non è cambiato molto, non bisogna dimenticarsi che prima di questa mostra, sono state fatte molte altre cose altrettanto interessanti e “Street Art, Sweet Art” non ha esattamente rappresentato una svolta.
Sicuramente si è sviluppata una maggiore consapevolezza di quello che viene fatto, da parte di artisti, enti istituzionali pubblici e pubblico, portando un crescente interesse, riconoscimento e possibilità espositive, tutti fattori che hanno portato una maggiore voglia anche di operare in maniera legale e  studiata, cercando collaborazioni anche con le istituzioni comunali, per proporre e realizzare dei veri e propri interventi di decoro urbano.

E non posso negare che molte cose sono state anche fatte, solo che trovo che da allora ci sia veramente poca voglia di mettersi a capire e documentarsi seriamente sulla scena street art da parte di curatori e organizzatori in generale, di aspettare sempre che sia qualcun altro, che non arriva mai, a fare questo passo, tralasciando totalmente l’aspetto qualitativo del lavoro e andando così a trascinare una situazione in cui la fa da padrone l’autoreferenzialismo degli artisti più o meno capaci, che ha permesso a molte persone che in strada non hanno mai fatto niente, ma hanno una bella parlantina, di cominciare una corsa per riuscire ad accaparrarsi il titolo di “street artist” visto che oramai è quasi un lasciapassare per partecipare ad eventi espositivi in cui non si avrebbe mai altrimenti la possibilità di essere inseriti e ancora peggio va quasi a giustificare un eventuale mancanza totale di qualità, di gusto estetico e perché no.. anche di mancanza di idee.

Tutto questo, è inutile dirlo, fa solo male a tutta la scena, soprattutto a livello internazionale, dove hanno un idea ben più chiara e molte più pretese,  in cui risultiamo mediamente con uno standard qualitativo piuttosto basso…basta notare che ad eventi al di fuori del nostro Bel Paese (ovviamente mi riferisco a cose importanti in cui non sono presenti italiani tra gli organizzatori) sono ben pochi gli artisti nostrani che vengono invitati.. (e non è dovuto ad un sapiente uso di internet, come affermano molti, visto che oramai lo usiamo tutti allo stesso modo.. ) e guarda caso, questi eventi lasciano decisamente molto più il segno.

Mi piacerebbe che, a partire dal titolo, raccontassi della tua personale “Steam Funfair” che s’inaugurerà domani alla Avantgarden Gallery a Milano, ma prima ancora che spiegassi certi riferimenti culturali che spesso citi come “background” creativo dei tuoi lavori: “Steam Punk”, “Pop Surrealism”, “Lobrow Art” ecc… credo che per molti siano ancora piuttosto oscuri.

“Steam Funfair” che letteralmente può essere tradotto come “Lunapark a vapore” è un po’ un sunto del mio lavoro e come la mostra in se stesso è una sorta di “punto della situazione” per quanto riguarda il mio personale percorso artistico.
Negli anni nonostante abbia portato avanti sempre un certo tipo di immaginario, ho subito diverse influenze ed evoluzioni, sia di “pensiero” sia tecniche, portandomi a fare quello che verrà esposto in questa mostra.

“Steampunk” è un termine con cui si identifica principalmente un genere di letteratura popolare fantascientifica di gusto vittoriano, in cui compaiono invenzioni robotiche di straordinario genio, che funzionando principalmente a vapore. Oggetti che sono ancora più straordinari per l’epoca in cui solitamente vengono posti, in quanto assolutamente avveniristici e utopici per le menti dell’epoca (per esempio basti pensare al Nautilus di “20.000 Leghe sotto i mari” di Verne)… io personalmente ne sono totalmente affascinato e ho voluto rielaborare questo immaginario e soprattutto questo concetto di animare con il vapore oggetti di metallo e legno nei miei lavori con anche un gusto freak/circense  retrò misto a qualche elemento medioevale (che in questa mostra sarà amplificato dal fatto che ho realizzato 6 trittici in legno).

Tutto questo mi ricordava le atmosfere da luna park abbandonato, in cui elementi una volta ricchi di colori e di allegria ostentata, giacciono mangiati dalla ruggine e dalla desolazione in mezzo alla vegetazione,  che diventa l’unica fonte di vita.
Per quanto riguarda il resto della tua domanda invece, il discorso si potrebbe fare particolarmente lungo, e ci vorrebbe un “capitolo” a parte eheh

Sbaglio o tutte le tue “abientazioni” – perdona la definizione – sono dipinte tra “cielo e terra”, per quanto questi elementici si presentino onirici e a volte bizzarri?

Trovo interessante il tuo punto di vista, perché non parto mai con l’intento di voler fare qualche cosa di onirico e di bizzarro (nel modo in cui credo tu lo intenda), però mi piace molto sentire le sensazioni che trasmettono i miei lavori a chi li osserva.
Trovo che questo stato di sospensione  tra “cielo e terra”  caratteristico dei miei lavori come dici tu e i colori che uso, che trovo richiamino una sorta di solitudine, calma e una instabilità “congelata”, che contribuisce a creare quello stato quasi metafisico e surreale che poi scaturiscono nel fruitore una serie sensazioni diverse, ed è esattamente quello che voglio raggiungere.

Per quanto uso soggetti ibridati fantastici e elementi con un forte carica simbolica ed enigmatica, credo che il vero mistero e il vero punto enigmatico dei miei lavori sia proprio il mondo che racchiude tutto. Questo avviene perché sono paesaggi piuttosto reali, nel senso che sono riconoscibili in quello che è possibile vedere realmente, ma con degli scorci, proporzioni, elementi e delle differenze cromatiche e atmosferiche leggermente particolari che creano incertezza, sono degli enigmi insolubili e insondabili che non si esauriscono mai…nel senso che ci si può interrogare all’infinito del perché di quello che si vede e percepisce, senza trovare mai una vera interpretazione e continuare a rimanerne affascinati.
Per fare un esempio pratico di quello che intendo, le distese nere che dipingo danno l’impressione di essere un mare, ma lo è veramente?.. con questo non sto negando che lo sia.. ma nemmeno lo affermo.

Non tutto può essere svelato, ma è inevitabile notare la presenza ricorrente del numero 3, della chiave, le trombe, i fili tesi ecc: c’è qualche elemento del tuo universo che ti senti di spiegarci?

Si, ci sono elementi ricorrenti nei miei lavori e molti di questi hanno anche parecchi significati simbolici, per esempio il 3 è uno dei numeri che ne ha di più e ha molteplici interpretazioni e lo prediligo rispetto ad altri numeri con le medesime caratteristiche perché è molto ricorrente nella mia vita.

Per quanto riguarda tutti gli altri elementi non ha importanza che io sveli il significato, perché anche se ne hanno uno, non è detto che io lo abbia usato in quel senso.
Questo perché in verità, quelli che utilizzo, per quanto abbiano realmente un valore simbolico, sono tutti oggetti comunissimi, però estrapolandoli dal loro contesto abitudinario e inserendoli in un altro, guadagnano agli occhi fascino e enigmaticità, che va oltre il loro valore intrinseco.

All’inizio parlavi giustamente di un’evidenza credo largamente condivisa, quella di avere una scena in cui molti così detti street artist con la strada abbiano poi avuto ben poco a che fare… ma se devo essere sincero mi sembra che anche quelli che hanno una lunga e vera storia di “militanza urbana” negli ultimi anni abbiano contribuito ben poco, anzi quasi nulla. Quasi tutti si sono gettati su altri progetti, non necessariamente più commerciali ma comunque più “privati”. Alla fine mi sembra che il Writing, pur con tutte le sue limitazioni, continui ad essere l’espressione più sincera, istintiva e selvaggia. E con più trasporto… di cuore. Dici che è solo una mia questione affettiva?

No no.. non è solo una tua sensazione… questa cosa è vera, con le dovute eccezioni ovviamente, ma vera. Devo premettere che non ho mai associato street art e writing, nel senso che le ho sempre viste come due cose distinte. Non che con questo voglio dire che una sia meglio dell’altra, sono entrambi arti di strada, ma che effettivamente si basano su principi, stimoli e se vogliamo, regole diverse.

Per il resto ovviamente non posso parlare per tutti, ma credo che un periodo di riflessione passato a produrre in studio anziché in strada, possa portare anche buoni frutti, può voler dire che c’è bisogno di focalizzare sul proprio lavoro per rendere poi alla strada qualche cosa di nuovo e migliore. Ovvio che la cosa deve essere fatta con il senno di poi… altrimenti tanto vale lasciar perdere il nome di “street artist”

Quale è stato il tuo primo contatto con l’arte di strada?

Nel ’93 nella mia zona comparivano come funghi pezzi degli Spia Crew , ai tempi non capivo assolutamente cosa volevano dire e del perché venivano fatti, (del resto avevo solo 12 anni)  però mi piacevano tantissimo e copiavo le lettere cercando di riscrivere il mio nome…tre anni più tardi dei miei amici di zona, per l’esattezza Aki e Oscar White, mi portarono al muretto in San Babila…e puoi immaginare il resto.

Se potessi richiamarli in vita per una serata, diciamo quella del vernissage della tua mostra, quali personaggi storici vorresti incontrare?

Ehehe bella domanda! Quasi sicuramente Peggy Guggenheim… voglio dire.. se venisse alla mia mostra avrebbe il suo peso, no? Eheh… per le altre categorie, vorrei poter andare io nel loro “tempo” e vederli dal vero nel loro contesto storico.. ed essere io ad andare a visitare qualche inaugurazione dei grandi maestri in loro presenza, allora si che avrei modo di crescere veramente…

Qualità preferisci in un’artista?

L’umiltà. Quando trovo un bravo artista che la possiede, rimango sempre molto colpito e guadagna tutto il mio rispetto.

Il tuo difetto principale?

Sono paranoico.

Con cosa devi fare i conti quotidianamente cercando di vivere della tua creatività?

Principalmente con la povertà… ma questa è una cosa che penso si metta in conto da subito. Legato sempre a questo, il bisogno continuo di promuovere il proprio lavoro per riuscire ad avere visibilità e trovare occasioni di lavoro ed espositive.. operazione necessaria ma che personalmente non amo per niente, soprattutto perché si perde un sacco di tempo che si potrebbe dedicare al dipingere. E poi tante altre piccole cose legate al mestiere stesso, come il doversi assolutamente organizzare benissimo evitando di perdere meno tempo possibile per rispettare tempistiche il più delle volte ristrette e anche doversi scontrare (magari non quotidianamente, ma molto spesso) con l’incomprensione e l’ignoranza altrui.

Se non dipingessi?

Se non dipingessi sarebbe una tragedia eheh… non saprei veramente e non ci voglio nemmeno pensare! ehehe

La tua colonna sonora quando tracci bozze in studio.

Principalmente rap (americano golden ages preferibilmente) e reggae roots e dub.

Lati positivi e negativi di vivere e creare a Milano?

Positivi che è piena di artisti e creativi veramente bravi e questo sicuramente è fonte di ispirazione e di continui stimoli per fare sempre meglio.
Aspetti negativi, che è un po’ troppo chiusa, elitaria e restia ad aprirsi a nuove correnti. Il più delle volte conta di più sapersi vendere a parole più che realizzare lavori di qualità.. cosa che trovo molto frustrante e deleterio per tutto il mondo della creatività.

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  1. […] El Gato Chimney acknowledges in a recent interview: “I’m personally totally fascinated [by steampunk] and I wanted to rework this imaginary realm […]

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