Utero interview

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Ciao ragazzi, mi chiamo Utero e so che avete già sentito parlare di me. Sono nato a Palermo, in un giorno qualsiasi di un ventitre anni fa, e lì sono cresciuto per tutti i miei primi venti anni di vita; fino a quando, cioè, sono emigrato, sulla scia di una “tradizione” abbastanza radicata tra la gente delle mie parti. Poco male, ciò che ho passato fin ora mi ha fatto bene. E poi diciamocelo, non è che a Palermo intravedessi tutto questo futuro…

Ho iniziato a dipingere sui treni sul finire dei miei sedici anni, ma questa è solo una delle svolte che ho avuto nel corso degli anni. Prima di cominciare a Scrivere stavo con gente che non riuscivo a sentire, si parlava quasi esclusivamente di argomenti vuoti e la sera non si faceva niente di costruttivo. Lì per lì non me ne rendevo conto, sembrava di star bene con quelle persone; fatto sta che il cambiamento che ebbi di lì a poco (intorno al ’95) sarebbe stato, agli occhi di chi mi stava attorno, tanto radicale quanto incomprensibile.

Venni letteralmente sfanculato da coloro con cui passavo il mio tempo, e credo che questa sia una delle cose più belle che mi siano mai capitate. A ben vedere io feci la mia parte affinchè ciò accadesse, ma senza cognizione di causa, e comunque a fatto accaduto mi ritrovai un pò più solo e un pò più libero. Se ciò non fosse mai successo, difficilmente credo che avrei avuto in seguito l’opportunità di conoscere tutta una serie di persone, le più importanti delle quali legate al mondo del writing, che mi hanno segnato e regalato momenti felici.
Per inciso, la storia della mia crew non è poi molto diversa da quella di tante altre. Come in ognuno di questi microcosmi, ci sono state persone che hanno spaccato, che hanno smesso, che si sono date a tutt’altro tipo di attività, e non sempre io mi sono ritrovato sulla loro lunghezza d’onda. Alcuni hanno adottato stili di vità che non condivido completamente, per motivi tanto pratici quanto etici.

Sicuramente la mia famiglia ha giocato un suo ruolo all’interno del mio vissuto. Esiste dal mio “giorno uno”, e ciò vale a dire da molto prima che io avessi un’esistenza come writer. Esistenza che ha causato i suoi dissapori. Magari se qualcuno intervistasse i miei, potrei sapere se sono in grado di ammettere agli altri i loro pensieri al riguardo, opinioni che a me, per ovvi motivi, è il caso che non dicano.
Adesso vivo gran parte dell’anno da solo, ma credo che mi madre proverà sempre nei miei confronti quel sentimento di protezione in lei tanto forte, che viene particolarmente fuori quando si trova a fare i conti con tutte le mie foto, i miei scleri, le volte che esco… Il rapporto che ho con la mia famiglia, non contempla la voce “silenzio” su cose così importanti, anche se ciò non vuol dire che io non abbia i miei scheletri nell’armadio. Non mi sembra certo il caso di raccontare loro ogni mia avventura, non fosse altro perchè certe cose fanno parte della mia vita e con loro, come con certe altre persone, non riuscirei a condividerle. Sanno ciò che faccio e, in caso di imprevisto, non cadrebbero dalle nuvole… ce li ho già buttati di peso qualche anno fa.
Il writing è un mondo difficilmente comprensibile a persone che non lo praticano e che non hanno un background culturale improntato all’apertura mentale. Paradosso: molti writers sembrano invece essere chiusi a riccio (ed io non sempre costituisco un’eccezione a ciò), e tendenzialmente poco inclini a rimettersi in discussione quando si tratta di rapportarsi con gli altri. Non è soltanto un problema legato all’età media degli scrittori, è intimamente connesso all’approccio col diverso e a tutto quello che attacca il proprio sistema di valori. La radici più profonde di questo fenomeno affondano in una debolezza cronica del sistema di valori dominante.

Tutti tendiamo a costruirci le proprie fondamenta, a volte in aperto contrasto con questo, e vorrei vedere chi sarebbe disposto a disfare quanto realizzato solo perchè qualcuno, magari lo stesso che considera accettabili modelli di comportamento per noi spregevoli, ha detto “vedi che stai sbagliando”. I risultati cui conduce quest’approccio sono il più delle volte delle cantonate madornali, giustificate dal timore di dover disfare anche il minimo dettaglio, equivalente ad una ammissione di (seppur infima) non adeguatezza al contesto della nostra posizione. Così si perde l’attenzione verso la causa ultima, il mantenerci in vita come writers e come persone. Non che i due aspetti siano scissi, ma ho voluto sottolinearli entrambi per meglio rendere l’idea di come ciò che ho detto possa adattarsi a più situazioni e possa essere valido in più ambiti.
Fortunatamente mi capita di sostenere parecchi discorsi relativi non esclusivamente al writing, nei quali cerco sempre di rivedere, fin dove il mio spirito critico mi consiglia di farlo, le mie posizioni. Un altro inciso. Il writing non è l’unico “topic” sul quale riesca a non trovarmi d’accordo con la maggioranza dei tizi ai quali spiego le mie idee. Scelte pratiche che ho intrapreso qualche anno fa, come quella di escludere dalla mia dieta la carne e il pesce, sono state causa di motivi di contrasto con la quasi totalità di coloro che mi gravitano attorno. Se è vero che in molti casi chi compie scelte di questo tipo, tende a farne una discriminante nella selezione della propria sfera di amicizie, io ho deciso di dare alla cosa quello che è, nel mio caso, il suo giusto peso.
Tradotto in soldoni, ho continuato a rispettare chi non condivide le mie idee al riguardo (praticamente quasi tutti i miei, pochi, amici), sforzandomi di trovare un punto d’incontro nella risoluzione pratica dei problemi che scelte come questa comportano. Stesso discorso per le droghe. Non fumo le canne, non consumo cocaina, nè acidi, nè il resto. Praticamente sono diventato astemio o quasi, sebbene non rinneghi il mio passato e non mi scordi delle mie esperienze. Uno stile di vita in cui a tutte queste cose venisse rilegato ampio spazio non sarebbe, ora come ora, adeguato al mio modo di approcciarmi alla realtà dei fatti che mi circondano. Credo che di fronte alla tanta *** cui sono stato messo di fronte, sia il caso di stare il più lucidi possibile e non dissipare energia in cose che non permettono alla mia persona di realizzarsi. Anche se ancora non sono riuscito ad ottimizzare tutte le mie attività in modo perfetto.

In verità, questo non vuol dire che non mi piaccia scherzare, cazzeggiare e divertirmi. Ogni cosa a suo modo e tempo. La mia seriosità a volte è solo una maschera che cela uno stato di inquietudine; o forse, più semplicemente, non mi riesce di essere gioviale con chiunque. Dato di fatto, questo mio lato mi reca molti problemi con quasi tutte le persone che mi approcciano in modo superficiale e non hanno modo (o voglia?) di approfondire…
Del resto, più velocemente cataloghiamo i fenomeni che abbiamo di fronte, prima avremo un quadro completo della situazione. Ma quale affidamento su tale quadro?
La mia vita è scandita essenzialmente da un treno mi porta via, e da un’altro che mi riconduce a casa.
Con gli anni mi sono abituato a essere sballottato da una parte all’altra. Anzi! Ha iniziato a piacermi, e volentieri faccio visita a persone che sento vicine, nonstante siano spesso migliaia i chilometri a separarci.Questo vale per i miei ragazzi a Berlino, Palermo, Perugia, Napoli, Genova, Pisa e tutti gli altri posti in cui sono stato in questi ultimi tempi. Con molte di queste persone si è instaurato un feeling che va ben aldilà del dipingere, sebbene sia questa l’attività che ci abbia unito prima, e sia alla base ora dei nostri rapporti.
Mantenermi costante in tutto questo periodo fortunatamente non mi è costato troppi sacrifici, mi è venuto naturale. Se non fossi stato interessato alla faccenda, molti degli sforzi sostenuti mi sarebbero sembrati insormontabili, nemmeno avrei cercato di portare a compimento le mie volontà. Questo mi ha fatto capire che, il più delle volte, quando non faccio una cosa che mi ero promesso, è solamente perchè in fondo non mi interessa realmente. Stando sempre coi piedi per terra, e tenendo conto dei miei limiti fisici, riesco così a valutare quando sto soltanto prendendomi per il *** e quando, ancor prima di iniziare, sarei in grado di far giungere i miei atti a buon fine. Dipingendo, ho notato tutti questi particolari relativi al mio modo di fare ed ho imparato a conoscermi più a fondo di quanto non avessi mai fatto prima.
Credo che il writing, inteso come palestra di pensiero, possa essere una fonte di ricchezza personale molto importante. Sta solamente a chi lo vive decidere cosa fare di questo suo bimbo: se abortire, oppure farlo crescere sano e forte, accettando tutto ciò che questo comporta. Includendo in questo anche la sua morte. Sempre che ad andarcene non siamo prima noi…

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