Whole Train Press – Interview

Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on Google+Share on TumblrShare on LinkedInPin on PinterestEmail this to someone

Dopo Kings of Green, King of Blue, Glorious Magazine e l’ultima fatica Whole Car Poetry ho deciso che era venuto il momento di scambiare quattro chiacchiere con Domenico della Wholetrain Press, la nuova realtà editoriale che documenta il writing italiano.

Cos’è Wholetrain Press?
A questa domanda potrei risponderti dicendo che Wholetrain Press è semplicemente una casa editrice che dal 2009 ha iniziato a creare pubblicazioni legate al mondo del writing. Ma per me è molto di più. Per parlare di Wholetrain Press dovrei parlare innanzitutto della Gargano Crew, degli oltre dieci anni di writing con base stabile a Manfredonia, della progressiva apertura a nuove città, in primis Roma, e quindi delle collaborazioni nate anche da inaspettati incontri. Wholetrain Press è tutto questo. È lo sviluppo naturale e la svolta che come writer, e ossessionato del writing, sentivo inevitabile e in cui ho canalizzato la mia passione, circondandomi e avvalendomi di persone che credono in questo tanto quanto me.

Da dove nasce l’idea di fondare una casa editrice che tratta esclusivamente di graffiti?
Il passo che immediatamente precede la creazione di Wholetrain Press è l’ideazione di GlobCom, un’agenzia creativa che ha come mission la celebrazione e completa la dedizione al writing.
GlobCom oltre a credere ed investire in un progetto editoriale, Wholetrain Press appunto, si dedica all’organizzazione di eventi, su tutti cito Kings of Green, il cui risultato è un whole train composto da 11 vagoni cisterna tutt’ora in viaggio per l’Europa a rappresentare una bella fetta di writing made in Italy. In quest’ottica il marchio editoriale è di certo lo strumento più vicino a diffondere le nostre iniziative ma è anche il mezzo con cui promuovere tutto ciò che ci circonda, le diverse sfumature ed evoluzioni che questa forma di espressione attua nel “sistema” di una singola città o nell’esperienza di un singolo individuo. Ci piace credere nella cultura del writing e quindi dare spazio e visibilità alla nostra grande comunità. Per questo sostengo che Wholetrain Press non è un punto di arrivo ma è solo un punto di partenza.

Che tipo di riscontro mediatico e umano avete avuto da parte del pubblico?
I vostri prodotti come sono stati accolti all’estero?

Abbiamo ricevuto tante manifestazioni di apprezzamento, recensioni e messaggi che ripagano molto. Al contrario di quanto si potrebbe pensare il plauso dei più si è rivelato essere quello proveniente dall’estero, ma anche, e questo ci ha sorpreso non poco, da ambienti distanti da questo settore “di nicchia”.

Quali sono le critiche che vi sono state mosse?
La principale critica mossa è la limitata tiratura delle nostre pubblicazioni. In un momento storico  in cui determinate regole di mercato dettano azioni e dislocamenti nei processi di produzione, la  nostra è stata una precisa scelta: concentrare l’intera fase di produzione qui in Italia e valorizzare una cultura tipografica artigianale. In questo modo viene creato un prodotto unico, capace di trasferire qualità, anche se questo comporta necessariamente la rinuncia alla realizzazione di un maggior numero di copie.

A quale target vi rivolgete? Mi sembra che le vostre pubblicazioni siano abbastanza eterogenee.
Al contrario, le nostre pubblicazioni sono omogenee come poche… L’elemento comune è uno soltanto: la considerazione del writing come una cultura, con la stessa dignità e autorevolezza di altre forme espressive. E non parlo di street art o di altri imbastardimenti del concetto originale: parlo proprio di graffiti, lettering, stile…Con ogni nostra pubblicazione celebriamo questa forma di espressione magica e assolutamente unica, dando spazio – senza compromessi di sorta – a chi fa e non a chi parla. Per questo ci rivolgiamo a tutti: addetti ai “lavori”, appassionati, ma anche e soprattutto gente che non ha ancora avuto modo di capire – perché nessuno glielo ha spiegato o mostrato davvero – la ricchezza e la complessità di questo fenomeno straordinario chiamato writing.

Da anni si sente dire che l’editoria è il settore che ha risentito maggiormente della crisi economica… lo stesso discorso è applicabile a quella settoriale del writing?
Quali sono/erano i vostri obiettivi? Siete riusciti a raggiungerli?

Se lavori bene gli spazi ci sono eccome, sia nell’editoria ufficiale che in quella del writing. Certo, bisogna avere passione, abilità e sfruttare al meglio le nuove possibilità offerte dai new media. Noi non abbiamo fretta: i risultati già ci premiano, e ancor di più lo faranno in futuro.

Molte pubblicazioni nonostante la qualità si sono limitate a poche uscite o addirittura ad una. Cosa significa pianificare uscite a lungo termine?
Dietro a progetti così ampi di solito c’è un limitato gruppo di irriducibili che con tanta abnegazione e sacrificio dà continuità. La realtà insegna che è molto difficile contare sugli altri perché spesso si parte in tanti ma presto si rimane in pochi, i più solo per becera cecità ed egoismo individuale abbandonano.

A livello burocratico in Italia cosa comporta realizzare una rivista/libro, farla, registrarla, distribuirla, venderla? Quale lavoro c’è dietro che la gente non vede?
Tantissimo lavoro invisibile… ma l’idea che ho è che non esista una strada sola. Molta burocrazia significa che puoi essere anche più bravo degli altri a districarti tra mille intoppi o fortunato nel ricevere buoni consigli. Ogni singola fase da te citata è un tassello vitale e in alcuni passaggi per fortuna ci sono altri ad aiutarti, penso in primis al ruolo che hanno o dovrebbero avere i distributori.

Che formati avete scelto per le vostre pubblicazioni?
Prediligiamo un formato orizzontale, soluzione che consente alle foto di essere ben collocate, rievocando i classici raccoglitori fotografici che eravamo abituati a sfogliare fino a qualche tempo fa…
Per i cataloghi, i quadrati tipici delle mostre d’arte.

Whole car poetry, è la vostra ultima fatica. Com’è stata la sua “gestazione”, dall’idea iniziale fino alla sua ultimazione?

Whole Car Poetry è un lavoro unico che penso di aver sempre sognato. È l’idea brillante di un misterioso personaggio che si fa chiamare Frank Veleno, capace come pochi altri di far capire quanto la scrittura sia un terreno di creatività pressoché illimitato. Presto potrete sfogliare voi stessi questo libro, che rischia davvero di cambiare per sempre alcuni dei pregiudizi più comuni sui graffiti e sui writers.

Chi vorreste che fosse il vostro acquirente tipo, se ne avete uno? O se per magia fosse possibile far arrivare una vostra pubblicazione sulla scrivania di qualcuno chi vorreste che fosse?
Vorrei che le nostre pubblicazioni fossero sul tavolo di tutti coloro che, come me, sono cresciuti con una passione sfrenata per il writing. E poi vorrei che fossero anche sul comodino di Belen Rodriguez.

Qualche anticipazione?
Continuate a seguirci, sono in preparazione altre “bombette”..

Posted in Art Interviews, Graffiti Writing, Reviews Tagged with: , , , , ,

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*

*